“Io, svizzero, porto latte e solidarietà ai frontalieri”
In una situazione normale si tratterebbe di un gesto da ammirare. Ma, si è quasi certi che quello successo stamattina (lunedì 9 marzo) davanti alla Mes di Stabio attirerà polemiche e critiche. Vincenzo Collura, svizzero di Balerna, ed ex dipendente dell’azienda situata al confine con l’Italia, si è presentato davanti ai cancelli della ditta con una cinquantina di flaconcini di latte. “Il motivo – spiega il 34enne – è che nell’ultimo periodo l’azienda ha deciso di togliere il latte che veniva dato agli operai prima di mettersi al lavoro, con lo scopo di contrastare l’effetto dell’inalazione di fumi. Così ho voluto offrire io uno stock da 100 franchi del prodotto alimentare, rigorosamente svizzero, necessario per una settimana di lavoro. Si tratta di un gesto simbolico, ma spero in questo modo di sensibilizzare l’azienda nel riprendere questa somministrazione, iniziata col vecchio padrone”.
Si tratta di un’usanza, utilizzata soprattutto in Italia che, come sottolineano dal sindacato rossocrociato Unia, non è prevista dalle norme come obbligatoria. I lavoratori e lo stesso Collura, invece, sostengono che vi siano degli studi su come il latte possa contrastare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla lavorazione di certi materiali. Ma, allo stesso tempo, si trovano altre ricerche che giungono a una conclusione diversa: vale a dire che il latte non servirebbe a nulla. Per Collura poco conta: stamane è rimasto per due ore davanti ai cancelli della Mes, citofonando alla direzione, cercando di fermare alcuni responsabili e provando a lasciare il prodotto delle vacche elvetiche agli ex colleghi. Finché è rimasto lì, la consegna inedita non è riuscita. “Male che vada – dice il manifestante – lascerò i litri di latte direttamente ai miei ex compagni di lavoro. Ma sarebbe bello entrare in azienda col consenso di qualche responsabile. Anche perché quello del latte è soltanto uno degli ultimi tagli, per lo più salariali, subiti dalle centinaia di persone (per lo più frontalieri del Varesotto e del Comasco, ndr) che lavorano nell’industria di Stabio”.
A far discutere è poi il fatto che Collura sia svizzero, mentre la maggioranza dei colleghi siano frontalieri. E questo è un periodo in cui i lavoratori italiani sono visti come fumo negli occhi da parte di molti ticinesi. Basti girare un po’ sui forum di discussione e su Facebook dove le parole anti-tricolori sono di fuoco: “Italiani o svizzeri – conclude Collura – per me sono tutti uguali: sono miei ex colleghi e voglio il loro bene. Non credo ci potranno essere ritorsioni nei miei confronti perché ho semplicemente compiuto un gesto di solidarietà nei confronti di alcuni miei amici”.
Nicola Antonello
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