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Frontalieri fuori zona: franchigia ridotta a 6700 euro

23 gennaio 2012 – 20:43Un Commento

Palazzo Montecitorio (foto cc Manfred Heyde)

250 euro di tasse in più: è più o meno di questa entità il regalo che il governo Monti si prepara a fare ai frontalieri fuori zona. È la conseguenza della riduzione della franchigia fiscale dagli attuali 8000 euro a 6700 euro. In origine il governo voleva abolire del tutto la franchigia. Grazie all’intervento di un gruppo dei parlamentari vicini ai problemi dei frontalieri che lavorano in Svizzera, Francia, Monaco e San Marino, si è riusciti a trovare una soluzione di compromesso.

Il provvedimento è contenuto in un emendamento al cosiddetto decreto Milleproroghe, in discussione in queste ore davanti al Parlamento italiano. In origine l’emendamento, firmato fra gli altri dall’on. Franco Narducci, parlamentare del Partito democratico eletto dagli emigrati italiani in Svizzera, chiedeva il mantenimento della franchigia a 8000 euro. Nel testo si facevano notare che “la massa finanziaria originata dal lavoro transfrontaliero rappresenta la fonte primaria per le popolazioni e per lo sviluppo dei comuni confinanti con le nazioni sopra menzionate”.

I frontalieri interessati sono complessivamente oltre 15.000. Fra questi anche i circa 3000 frontalieri cosiddetti non fiscali, che lavorano in Ticino e che risiedono al di fuori della  fascia di 20 km dal confine. I frontalieri fiscali invece, che non sono sottoposti alla tassazione Irpef per quanto attiene ai redditi conseguiti in Svizzera, non sono invece toccati dal provvedimento.

Intervenendo oggi a Montecitorio, Narducci ha affermato che “la proroga di questa franchigia sia un gesto importante per una categoria di lavoratori italiani, che rappresenta una grande ricchezza per il nostro Paese anche in termini di acquisizione di know how e che non è stato  preso ancora debitamente a cuore”. La proroga della franchigia, ha pure detto Narducci, rappresenta  un “gesto di riconoscenza nei confronti di queste persone che alleggeriscono la pressione sul mercato del lavoro del nostro Paese guadagnandosi lo stipendio oltre confine e portano risorse economiche in famiglia, soprattutto in questo periodo di crisi, sia un atto dovuto e meriti grande considerazione da parte delle nostre istituzioni. Per inciso voglio ricordare – ha puntualizzato Narducci – che soprattutto sul versante italo-svizzero, che rappresenta il bacino più consistente, vi sono ancora molti problemi irrisolti che il Governo non può ignorare”.

Red.

 

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