Parco del Ticino, 40 anni di biodiversità insubre
L’area protetta lombarda del parco del Ticino festeggia il quarantennio della sua costituzione. Una realtà volta a proteggere un bacino fluviale e l’ambiente circostante che costituiscono un prezioso e insostituibile “corridoio ecologico” nel cuore stesso dell’Insubria. Al via oggi i festeggiamenti.
La data esatta risale al 9 gennaio scorso, ma sarà da oggi lunedì 13, con l’apertura ufficiale delle celebrazioni presso il Teatro Lirico di Magenta, che il Parco Lombardo della Valle del Ticino festeggerà 40 anni dalla sua costituzione.
Una tappa importante allora, perché la legge del 1974 che ne decretava la nascita sanciva anche la costituzione del primo parco regionale istituito in Italia, seguito poi da un provvedimento del 2002 che istituiva il Parco Naturale della Valle del Ticino, in cui si trovano le aree di maggior pregio naturalistico. A questi territori si affianca l’area protetta piemontese, realizzata nel 1985 e raggruppata nel contermine ed omonimo Parco Naturale della Valle del Ticino.
Ne consegue che l’intera area protetta si sviluppa su due regioni, Lombardia e Piemonte, rispettivamente con 91.410 (di cui 22.249 a parco naturale e 69.161 regionale) e 6.561 ettari, comprendendo 47 comuni lombardi (fra Varese, Milano e Pavia) e 11 piemontesi (Novara) ed interessando 110 Km del fiume Ticino (dalla varesina Sesto Calende al pavese Ponte della Becca), dei 248 complessivi (dal Passo della Novena in Svizzera alla confluenza col Po).
Il tutto a proteggere e conservare preziosi ritagli di natura lungo il “fiume azzurro”, come ad esempio in provincia di Varese il “canalgrande” tra Sesto Calende-Golasecca e Somma Lombardo e la zona del Gaggio tra Lonate Pozzolo e Tornavento, SIC – Sito d’interesse Comunitario – che rappresenta uno degli ultimi angoli di brughiera sopravvissuti (peraltro minacciato dalla possibile espansione dell’aeroporto di Malpensa).
Ma al di là dell’estensione geografica, sono i numeri della biodiversità dei luoghi a dare l’esatta dimensione e importanza dell’area, con ben 4.932 specie viventi sinora censite (2.402 animali, 1.144 vegetali e 1.386 fungine).
E questo all’interno di un territorio che per la sua conformazione costituisce una naturale via di transito, un “corridoio ecologico” fra il Nord e il Sud Europa per molte specie animali, indispensabile per gli spostamenti e il mantenimento di una buon ricambio genetico delle loro popolazioni, in un ambito, quello insubrico, ad alta urbanizzazione e contornato di ostacoli artificiali difficilmente sormontabili, come le arterie autostradali e il citato aeroporto varesino.
A confermarlo anche gli studi e le attività delle associazioni ambientaliste, come il WWF e la LIPU, quest’ultima ad esempio impegnata assieme a partner istituzionali (Regione Lombardia, Provincia di Varese e Fondazione Cariplo), nel progetto TIB – Trans Insubria Bionet –, approvato dall’UE e unico in Italia, mirante a incrementare i corridoi ecologici e tutelare la biodiversità di un territorio di 15mila ettari in provincia di Varese, sito fra il Parco Campo dei Fiori e appunto quello del Ticino.
Pierangelo Piantanida
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