Sejdiu Bashkim, presidente della comunità albanese di Varese
Gli uomini imprenditori. Le donne emancipate e integrate. Sono passati solo vent’anni ma sembra un secolo da quando gli albanesi sbarcavano in Italia stipati sulle navi, in cerca dell’America. Oggi, mentre molti italiani arrancano, la comunità dell’aquila nera a due teste vola in alto. Ora i figli di Tirana trapiantati in Insubria si sono uniti per creare la nascita di Shqiperia Ime, Albania mia, l’associazione degli albanesi della provincia di Varese. A guidarla c’è Sejdiu Bashkim, 30 anni, sposato e in Italia da un ventennio.
Perché vi siete organizzati soltanto ora quando è da tanti anni che vivete nei territori prealpini?
“Oggi un abitante del Varesotto ogni cento viene dall’Albania. siamo una delle comunità straniere più numerose e storiche del territorio. Eppure, contrariamente ad altre popolazione molto meno popolose, non aveva,o mai costituito ufficialmente un’associazione di riferimento. Ora siamo consapevoli della nostra forza rappresentata dalle circa 12.000 persone residenti nel Varesotto. Innanzitutto vogliamo cancellare il luogo comune che vede nell’albanese il malavitoso, lo spacciatore e il delinquente. Noi siamo genitori e imprenditori, portiamo lavoro ai nostri connazionali e agli italiani”.
In molti, infatti, da muratori, hanno aperto la propria azienda. Altri hanno comprato un bar o avviato altre imprese manifatturiere o di servizi. La scalata, insomma, è solo all’inizio?
“Se per 20 anni non ci siamo organizzati è colpa nostra, ma ora vogliamo essere propositivi e disponibili verso le istituzioni. Lo straniero non deve essere più visto come un estraneo e, fra le altre cose, puntiamo a eleggere presto dei nostri rappresentanti nei Consigli comunali”.
Intanto il signor Sejdiu è già un riferimento da quattro anni, da quando ha aperto un’agenzia di pratiche per stranieri in via Morosini (Varese) che sarà la sede dell’associazione. E’ così?
“Sono sempre stato contro le ingiustizie e vorrei aiutare la mia gente anche al di fuori del nostro Paese. E così abbiamo realizzato un logo che rappresenta un ponte. Sia da parte nostra che da parte delle istituzioni italiane, non si è sviluppato un percorso di completa integrazione. E così abbiamo voluto creare questo strumenti, sia per i nostri connazionali e per far conoscere loro le possibilità che offre l’Italia, ma anche per i Comuni e gli enti predisposti a interagire con gli immigrati. Collaborando si possono migliorare le condizioni di vita di tutti”.
Nicola Antonello
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La nostra associazione (Shqiperia Ime), vi ringrazia per questa intervista e per l’interesse e l’attenzione da parte vostra nei confronti della nostra associazione.
Siamo appena partiti, ma sentiamo che, con l’impegno da parte nostra e la collaborazione di tutti, possiamo fare dei passi molto importanti per tutti!
Bashkim Sejdiu (Presidente dell’associazione Shqiperia Ime)