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Tre domande a…

Cesare Baj, presidente emerito Aero club Como

22 ottobre 2013 – 16:41Nessun Commento

Il capoluogo comasco può vantare una struttura da record: l’Aero Club Como è stato certificato dal Guinness dei primati come il più antico nel globo e la navigazione idro sul Lario ha tagliato il traguardo dei cent’anni. Un’attività legata positivamente all’immagine della città e alla promozione del suo territorio, con favorevoli indotti sul turismo e sull’economia e scarso impatto ambientale. Qualità che però non sembrano attrarre il Ticino e la Svizzera in generale, dove, spiega, non senza rammarico, Cesare Baj, presidente emerito del sodalizio cittadino, gl’idrovolanti sono in pratica “off limits”

Il primato storico della struttura e il centenario della navigazione idro a Como: come contestualizzare tali riconoscimenti nel momento attuale e farne la leva per un ulteriore sviluppo dell’ Aero Club stesso e della navigazione idro, in particolare promuovendolo presso le giovani leve?

In un momento di rivalutazione del volo idro nel mondo la vetustà e quindi la grande esperienza e know-how che risiedono nel Club, nel suo staff, nei suoi dirigenti è un patrimonio prezioso che permette di proporci come struttura leader a livello mondiale. In conseguenza ci troviamo nelle condizioni di poter offrire consulenze sull’impianto di operazioni con idrovolanti da un lato e dall’altro siamo un referente credibile per le autorità aeronautiche per quel che attiene a tutto l’aspetto normativo. Questi ruoli sono prestigiosi e fanno onore a noi e alla nostra associazione, ma permettono di impostare normative e attività in base a un’esperienza consolidata, quindi senza che siano commessi errori o leggerezze o che vengano promulgate norme eccessivamente restrittive. V’è da dire peraltro che gli sviluppi futuri più rilevanti del volo idro si avranno in Cina, India e comunque in Oriente e nel Pacifico.

In che modo l’Aero Club può contribuire a valorizzare e promuovere il territorio lariano e la sua economia, soprattutto in un momento di difficoltà come quello attuale?

Nel nostro piccolo siamo un punto di attrazione non indifferente. Centinaia di piloti ogni anno vengono a fruire dei nostri servizi, quasi sempre accompagnati da famiglie, amici e conoscenti, cosa che certo non avverrebbe in un normale aeroporto situato in mezzo al nulla o alla periferia di una città. Quindi l’indotto della nostra attività sulla città è notevole e di alta qualità. La funzione di maggiore promozione la svolgiamo però nel campo dei media. Decine di troupe, giornalisti, fotografi, operatori, conduttori arrivano ogni anno a Como e immancabilmente usano gli idrovolanti per rappresentare il nostro territorio sui loro mezzi, talvolta a pubblici di milioni o decine di milioni di spettatori o lettori.

In un’ottica insubrica, lo sviluppo del turismo e la conoscenza delle bellezze dei territori dei laghi come possono giovarsi di attività come la vostra, anche in collaborazione con altre entità pubbliche e private italiane e ticinesi?

Innanzitutto c’è il problema che serve ancora passare attraverso procedure doganali per andare a posarsi in Svizzera, ma, attenzione, solo sugli aeroporti. La Svizzera infatti non si è accorta che gli idrovolanti possono svolgere un ruolo importante nel turismo e che hanno un impatto pressoché nullo, non facendo uso di territorio e non rilasciando alcunché nelle acque, e ha leggi sull’impiego di aeromobili fuori dagli aeroporti estremamente restrittive. Dunque in Svizzera il volo idro è proibito salvo che per poche singole operazioni all’anno, da svolgere in un momento e luogo preciso a seguito di una procedura burocratica lunga e gravosa, quindi in occasione di tre o quattro manifestazioni all’anno della durata di un weekend. Abbiamo nel nostro archivio bellissime immagini di idrovolanti sui laghi elvetici negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, ma non pare che tale visione possa entrare a far parte dell’immaginario legato al Ticino o alla Svizzera, così come invece lo è in modo prorompente per il Lario. Sul nostro lago l’immagine dell’idrovolante è indelebilmente e piacevolmente abbinata, nella mente di milioni di visitatori, a chete acque e isolate spiaggette, a pontili di ristoranti, stagliata su sfondi di casette e viuzze di antichi paesi, così come di grandi ville e alberghi, ma anche di rive selvagge raggiungibili solo via acqua. Ciò a significare due fatti salienti: che l’idrovolante può raggiungere i luoghi più belli e interessanti, sia naturali sia antropizzati, e che la molteplicità di possibili mete rende questa attività aviatoria discreta e diffusa sul territorio e quindi di scarsissimo impatto. Questa realtà la viviamo quotidianamente sui laghi italiani, godendo di una non ricercata e nemmeno desiderata condizione di monopolio. Ma il giorno che gli svizzeri prenderanno coscienza delle potenzialità del volo idro saremo i primi a esserne felici. Primo perché la nostra attività è gestita da un ente, l’Aero Club Como, che è senza fini di lucro e che non ha nel profitto la sua ragione di essere, e poi proprio perché il favorire la nascita di idroscali e idrosuperfici è uno dei mandati che sono scolpiti nel nostro statuto.

Pierangelo Piantanida

 

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