Paolo Grandi, presidente dell’Associazione Carlo Cattaneo
Iniziano domani a Lugano i corsi dell’Associazione Carlo Cattaneo dedicati ai rapporti economici fra la Svizzera e l’Italia. Da vent’anni l’Associazione intitolata al grande federalista lombardo esule in Ticino nell’’800, promuove il dialogo culturale, sociale e politico fra la Svizzera e l’Italia.
Non è diventato molto difficile promuovere il dialogo fra la Svizzera e l’Italia, in un momento in cui i rapporti transfrontalieri sono piuttosto caratterizzati dalle polemiche, oltre che da effettivi ostacoli istituzionali?
Proprio perché ci sono queste problematiche che devono essere discusse e risolte è opportuno continuare a mantenere in termini il più possibile stretti i rapporti culturali economici, finanziari, artistici. Le difficoltà attuali sono una delle ragioni per continuare ad insistere sull’approfondimento dei rapporti transfrontalieri.
Le nostre pubblicazioni possono aiutare a dare delle informazioni, a chiarire certe cose. Io mi sono accorto che a cavallo del confine, nonostante le affinità, ci si conosce poco. I nostri saggi di storia, per esempio, sono stati molto utili per far capire meglio la realtà delle nostre due regioni.
L’ultimo vostro quaderno è dedicato proprio alle prospettive di sviluppo transfrontaliero. Quali sono le reazioni che raccogliete?
Le reazioni sono sempre molto positive. Noi stampiamo circa un migliaio di copie e le teniamo poi a disposizione anche di chi ce le chiede successivamente. I nostri soci sono molto attenti a queste pubblicazioni. Io ricevo lettere di complimenti e congratulazioni. La divulgazione sulla stampa è poi un successivo importante approfondimento che rappresenta uno stimolo ad un dibattito.
Ma secondo lei dove sono i maggiori problemi in vista di una migliore comprensione transfrontaliera?
Il Ticino ha vissuto una realtà molto piacevole quando c’era una frontiera chiusa. Adesso la frontiera, per tutta una serie di motivi, ha assunto altre caratteristiche: il mondo sta cambiando. Non ci si può semplicemente chiudere mettendosi delle bende sugli occhi per non vedere quello che sta succedendo. La vicinanza con le regioni transfrontaliere va considerata come una opportunità di apertura verso queste regioni, e non una chiusura. È inutile star qui a speculare sulla chiusura delle frontiere: sono cose che oggi non si possono più nemmeno immaginare.
www.associazionecattaneo.ch
MA
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