Evasione: assolti perché lo Stato non paga i debiti
A Milano un tribunale ha assolto un imprenditore e una cooperativa di recupero per i tossicodipendenti, diventati evasori a causa dei ritardi nei versamenti dei fondi pubblici.
La pubblica amministrazione che non paga i suoi fornitori non può processarli se questi poi non sono in grado di pagare le tasse. Un fattore che i giudici hanno considerato come causa dell’evasione: “L’imputato – si legge in una delle sentenze – è stato costretto a non pagare a causa di un comportamento omissivo e dilatorio da parte di enti pubblici” che non hanno onorato i propri impegni.
“Quanto avvenuto”, commenta l’associazione italiana degli esercenti Confesercenti in una nota, “costituisce un caso esemplificativo della realtà italiana, caratterizzata da uno Stato che da un lato fa orecchie da mercante nei confronti delle direttive europee e non paga i suoi debiti e dall’altro recupera i suoi crediti senza tenere adeguatamente conto delle difficoltà oggettive dei cittadini e delle imprese. Difficoltà dovute proprio anche i mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Per questo – continua Confesercenti – salutiamo la decisione dei giudici di Milano come un passo avanti verso l’equità dei rapporti tra lo Stato e il mondo delle imprese”.
Da una indagine dell’associazione degli artigiani, risulta che in media la pubblica amministrazione fa aspettare i suoi fornitori fino a 193 giorni prima di pagare le fatture. Particolarmente grave la situazione nel Sud, dove i termini di pagamento arrivano anche a 425 giorni con picchi di 793 giorni in Calabria e 775 giorni in Molise per quel che riguarda le aziende sanitarie.
Per arginare questo stato di cose che sta mettendo a rischio sopravvivenza tante imprese, dal 1° gennaio sono entrate in vigore nuove norme che fissano a 30 giorni il termine per regolare le transazioni commerciali tra Enti pubblici ed imprese.
Red.
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