Turismo: profondo rosso in Ticino
Rien ne va plus per il turismo in Ticino. Anche i dati del mese di luglio, generalmente favorevole per le vacanze a sud delle Alpi, segnano una contrazione del 9,8% per quanto riguarda i pernottamenti e del 9,3% per gli arrivi. Fuggi fuggi dei turisti provenienti dai mercati di riferimento, Svizzera compresa.
Nel corso del mese di luglio i pernottamenti alberghieri e nelle case di cura ticinesi calati di 38′108 unità rispetto al luglio 2011 (-9.8%); gli arrivi sono stati 158′430 e sono diminuiti del -9.3% rispetto allo scorso anno. Il calo intenso del mese di luglio segue quello del mese precedente: nel complesso, la domanda di turismo alberghiero da gennaio a luglio 2012 ha fatto registrare 1′288′290 pernottamenti e 583′722 arrivi, segnando una flessione del 7.8% nelle presenze (-108′352 unità) e del 5.5% negli arrivi (-41′323 unità).
Il calo degli arrivi è piuttosto marcato presso la regione Lago Maggiore e Valli (-11.2%), Bellinzona e Alto Ticino (-13.5%) e Mendrisiotto (-22.7%); una riduzione minore ha riguardato invece Lago di Lugano (-3.0%). In termini di presenze turistiche, la regione Lago Maggiore e Valli ha subito una perdita di 21′195 unità (-10.3%) mentre la regione Lago di Lugano ha visto un calo di 10′153 pernottamenti (-7.7%). Nel Mendrisiotto la riduzione della domanda è stata pari al 16.7% (-3′741 presenze) e nella regione Bellinzona e Alto Ticino tale calo è stato del 10.5% (-3′019 unità). In termini cumulati, si è registrato un calo del 7.2% sia per Lago Maggiore e Valli sia per Lago di Lugano; nella regione Bellinzona e Alto Ticino la flessione complessiva è stata dell’8.7% mentre per il Mendrisiotto la riduzione delle presenze è stata del 14.6%.
A luglio il calo delle presenze confederate presso gli alberghi e le case di cura ticinesi è stato pari al 9.5% (-23′009 unità) mentre i pernottamenti provenienti dall’estero si sono ridotti del 10.4% (-15′099 unità). Le presenze dei turisti tedeschi continuano a calare vistosamente (-6′298 unità, -14.7%) mentre quelle degli italiani sono aumentate del 3.8% (581 unità). Continua la crescita interessante delle presenze cinesi mentre, rispetto ad un anno fa, a luglio ha subito una battuta d’arresto l’afflusso di turisti dai Paesi del Golfo. Il calo delle presenze confederate, da gennaio a luglio, è stata del 5.0% (-39′692 unità); i pernottamenti dei turisti dalla Germania si sono ridotti, invece, del 21.9% (-46′122 unità) mentre quelli dei turisti italiani del 4.6% (-4′879 unità). Le presenze cinesi, da gennaio a giugno, sono state nel complesso 10′973 (+59.0% dall’anno scorso); quelle indiane 5′072 (+52.2%) e quelle dei turisti dai Paesi del Golfo 12′944 (+5.3%).
Fin qui i dati nudi e crudi, ma se in Ticino i turisti arrivano sempre meno è perchè l’attrattività del suo prodotto è compromessa. Il problema, così come ben documentato ed analizzato dall’Osservatorio del turismo dell’Università della Svizzera italiana, ha cause molteplici, focalizzabili su una chiara mancanza di concorrenzialità del prodotto ticinese con quello delle principali destinazioni concorrenti: i laghi lombardi. Staticità nei prezzi, mancanza di flessibilità rispetto a domanda e offerta, qualità degli alloggi non all’altezza delle aspettative, un’offerta frazionata delle destinazioni presenti nel Cantone sono solo alcune delle cause all’origine di un tracollo annunciato. Il declino del turismo ticinese, infatti, è in atto da trent’anni.
L’autorità cantonale sta tentando di invertire la tendenza con l’elaborazione di un modello di riorganizzazione e di promozione del settore basato sul destination management. In particolare si prevede di accorpare le varie destinazioni sotto due cappelli tematichi legati da un lato al turismo di città e dell’altro a quello delle aree verdi e dello svago. Contrariamente ad ogni attesa, però, i piccoli enti locali e parzialmente quello di Lugano non sembrano essere d’accordo con questa visione e la revisione della Legge e dell’organizzazione turistica cantonale rischia di incagliarsi contro lo scoglio dell’immobilismo che ha caratterizzato gli ultimi anni di attività. Solo nei prossimi mesi sarà possibile definire se il Ticino si riterrà ancora una meta turistica a tutti gli effetti oppure se suo malgrado dovrà ritirarsi fra le destinazioni secondarie di un panorama (quello dei laghi lombardi) in piena espansione.
KC
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