Il tesoro dell’Oratorio di S. Antonio di Viconago-Cadegliano
Gli affreschi medievali di Bartolomeo da Ponte Tresa nell’Oratorio di S. Antonio a Viconago-Cadegliano rappresentano un tesoro artistico di grande pregio. Al lavoro che da quarant’anni viene dedicato a valorizzare gli affreschi dell’allievo di Bernardino Luini è stata dedicata una giornata di conferenze a cui hanno partecipato importanti esperti di storia dell’arte.
La chiesetta di Sant’Antonio Abate di Cadegliano Viconago, risalente al X-XI secolo, è una delle meraviglie da scoprire e ancora da valorizzare della zona a ridosso del confine. Dopo il saluto del sindaco Arnaldo Tordi che ha letto parole di elogio e incoraggiamento dell’assessore alla cultura della provincia di Varese, il parroco Don Giovanni Bianchi ha ricordato alcune tappe di questo meraviglioso riaffiorare di affreschi nella sua chiesa. Più carico di emozione l’intervento del presidente dell’Associazione recupero e tutela Chiesa di S. Antonio Graziella Croci. Una persona meravigliosa che ha dato quarant’anni della sua vita a questo piccolo scrigno, consapevole del tesoro che racchiudeva. Lei ha amato questa chiesa e i dipinti in essa nascosti, come si ama una mamma che ha bisogno di cure. Si è persa poco nei ricordi, anche per non cedere all’emozione, ma ha ribadito forte la volontà di voler vedere i lavori terminati. “Se pensate che il nostro progetto sia anche il vostro… aiutateci!” ha concluso il suo intervento.
Le relazioni storico-artistiche sono state introdotte da Don Andrea Straffi, direttore ufficio Beni culturali ecclesiastici della Curia di Como, che da anni si
dedica alla catalogazione di circa 70’000 oggetti distribuiti in un migliaio di chiese delle 240 parrocchie della diocesi che si estende fino alla Valtellina. Dopo aver manifestato tutta la sua entusiastica meraviglia per gli ultimi affreschi venuti alla luce nell’Oratorio di Viconago, ha fatto il punto sulla originalità dell’immagine della Trinità recuperata negli ultimi due anni e sul significato teologico di una raffigurazione così particolare e unica, delle tre figure del Cristo perfettamente replicate, tanto che ad un convegno sul Mistero della Trinità, tenutosi a Bormio il 4 agosto ultimo scorso, ha portato come esempio di raffigurazione proprio il dipinto di Viconago. Ha posto come paragone altrettanto particolare nientemeno che la facciata del Duomo di Como, dove la Trinità è rappresentata in verticale con tre immagini scultoree di un vecchio, un uomo maturo e un giovinetto. Tutti esempi di raffigurazioni abbandonate dopo la Bolla Papale del 1745 che metteva al bando una concezione triteistica, cioè di tre figure come tre Dei.
Alla proff.ssa Paola Viotto e alla dott.ssa Alessandra Brambilla il compito di raccontare nel dettaglio i dipinti delle due cappelle principali della chiesa, evidenziandone le differenze e gli stili, neogotico in quella di sin. in cui l’artista guardava ancora al passato e decisamente proiettato nel rinascimento in quella di destra, pur essendo le due pitture poco distanti nel tempo. Rimandi ad affreschi della Valtravaglia e al vicino Canton Ticino hanno fatto supporre la mano di Guglielmo da Montegrino o Antonio da Tradate. Nessun dubbio sugli splendidi affreschi della cappella di destra dove è ben leggibile la data e la firma di Bartolomeo da Ponte Tresa, allievo di Bernardino Luini.
Il breve intervento del restauratore Peron, che ha invitato tutti ad un prossimo incontro in cui si parlerà delle tecniche del restauro, della conservazione e della tutela di questi affreschi, ha concluso la serie di relazioni, moderate e legate nella loro presentazione da Pietro Bonzi con il commento musicale del violoncello di Alessandra Gilberti che ha dato cornice alla atmosfera, ai dipinti e alle parole. Sinceri ed entusiasti gli applausi del pubblico che ha goduto anche di un ricco buffet nel giardino adiacente. Il senso di questa bella giornata nelle parole della dott.ssa Brambilla che a un giornalista che le chiedeva “Dov’è la notizia ?” rispondeva: “La notizia è dare riconoscimento a chi ha creduto, a chi ha studiato, a chi ha restaurato”.
Filippo Bonzi
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