Folto pubblico per i tesori nascosti di Viconago
Nonostante il tempo piovoso, domenica almeno 500 persone hanno visitato la chiesa di S. Antonio Abate in Viconago, aperta in occasione delle Giornate di primavera organizzate dal Fondo italiano per l’ambiente (Fai). Unanime la sorpresa dei visitatori che hanno scoperto, non una cappella o una chiesina dimenticata, ma un vero scrigno di affreschi di notevole interesse storico e artistico.
I più antichi, risalenti al trecento che ricordano la pittura Giottesca. I più recenti quattrocenteschi, affiorati nell’ultimo restauro, di notevole fattura e con la peculiarità, rara nel nord Italia, di rappresentare con la stessa immagine la Trinità. E poi quelli della navata di destra firmata da Bartolomeo da Pontetresa nel 1531, di raffinata scuola Luinesca e Leonardesca. I più interessati non hanno nascosto la loro sorpresa di scoprire un esempio di qualità del nostro rinascimento in un paesino a balcone sul lago di Lugano.
Ma forse questo era il vero segreto di Viconago, come hanno raccontato i ragazzi del Liceo Classico Cairoli di Varese, ottime guide volontarie, per la giornata. Un gruppo di case disposte a castellare intorno alla chiesa con sette portoni che venivano chiusi a difesa. Nell’ultimo anno il paese ha subito una doverosa trasformazione con il rifacimento della pavimentazione delle strade e delle piazze, che un tempo erano in ciottolato.
Per l’occasione è stato anche liberato della presenza delle auto e abbellito da foto d’epoca in bianco e nero a documentare angoli di passato. I ristoranti hanno dato la loro gustosa adesione offrendo “Il menù della giornata del Fai”. La soddisfazione è stata generale. Il Fai per aver inserito questo monumento nella XIX edizione, il sindaco e il Comune che hanno dato un costruttivo contributo, Graziella Croci vera anima della Associazione recupero e tutela di S. Antonio che da anni dedica tutti i suoi sforzi a far ritrovare quello che questi muri ancora nascondono, don Francesco Dario Palmisano fondatore dell’Archivio Storico di Ponte Tresa tra i primi ricercatori a mettere in giusta luce l’opera di Bartolomeo da Ponte Tresa e che non ha voluto mancare all’avvenimento, e infine Pietro Bonzi da cui è partita l’idea e che si è prodigato per vederla realizzata.
Filippo Bonzi
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