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La presidente della Confederazione svizzera incontra Mario Monti a Silvaplana

17 agosto 2012 – 22:272 Commenti

La ministra delle finanze elvetica E.Widmer-Schlumpf (foto Amm.Federale)

L’andamento delle trattative in vista della conclusione di un accordo fiscale con l’Italia è stato il principale tema discusso a Silvaplana, nel canton Grigioni, durante l’incontro fra la presidente della Confederazione svizzera Eveline Widmer-Schlumpf e il presidente del governo italiano Mario Monti, che si trova in vacanza nella località engadinese.

La presidente della Confederazione e ministra delle finanze svizzera non si è lasciata sfuggire la presenza di Mario Monti nel suo cantone d’origine per organizzare un incontro al fine di fare un bilancio intermedio delle trattative in corso.

Nel comunicato pubblicato al termine dei colloqui si precisa che Mario Monti ed Eveline Widmer-Schlumpf hanno avuto uno scambio di opinioni sull’attuale situazione economica e finanziaria internazionale come pure sulle sfide che ne discendono per l’UE, la Svizzera e l’Italia. I colloqui hanno riguardato principalmente gli sforzi comuni intrapresi da entrambi i Governi per combattere la sottrazione d’imposta.

Con riferimento all’incontro del 12 giugno 2012 a Roma, la presidente della Confederazione e il presidente del Consiglio italiano hanno parlato dei lavori finora svolti dal Gruppo di lavoro istituito congiuntamente nel mese di maggio del 2012 dai due Ministeri delle finanze per affrontare le questioni finanziarie e fiscali.

Eveline Widmer-Schlumpf e Mario Monti hanno hanno ribadito la grande importanza che attribuiscono a rapidi progressi nella ricerca di soluzioni costruttive alle questioni irrisolte. Nel corso dell’autunno il gruppo di lavoro dovrebbe sottoporre loro proposte concrete.

Red./Comunicato

 

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2 Commenti »

  • Carolus scrive:

    Quando smetteremo di mantenere con i nostri soldi un paese di parassiti ?

  • Alfredo Salis scrive:

    Monti prima dice che non farà mai accordi con la Svizzera e che tutto deve passare da Bruxelles. Quando poi vede che Bruxelles poco rappresenta e che ha l’agilità di un ippopotamo, quando vede che gli altri si muovono indipendentemente, ecco che il professore cambia idea e subito apre all’offerta svizzera. Non mi pare un comportamento molto coerente e nemmeno tanto serio. Ma si sa, quando si tratta di prendere un po’ di grano… In effetti, il gettito svizzero potrebbe in parte compensare gli enormi errori (fiscali e non) che Monti ha compiuto a riguardo della crescita italiana nel breve e lungo termine.
    Relativamente all’imposta liberatoria, il 25% che è stato ventilato mi sembra un tantino elevato. Ricordiamo che in Italia non c’è stata finora alcuna patrimoniale (diversamente da altre nazioni), che la Svizzera è restata a lungo e ingiustificatamente nella black list e che fino all’altroieri c’era un bizzarro ministro delle finanze italiano con la erre moscia che affermava “gli svizzevi sono tutti mafiosi”. Ricordiamo anche che l’Italia, stricamente parlando, non è mai stato un partner pubblico molto attendibile e affidabile, che i governi durano poco e sono spesso portatori di visioni contrastanti.
    Per questi motivi alla Widmer-Schlumpf e al suo staff non conviene contare su trattati che non si sa se e quando verranno ratificati o modificati, né conviene esporsi con percentuali troppo elevate che peserebbero sulla piazza elvetica.
    Una cosa però va osservata: se l’euro cade (il che è tutt’altro che improbabile, malgrado le dichiarazioni altisonanti per tranquillizzare i mercati) un accordo della Svizzera con singole nazioni terze è un vantaggio, non un limite. In tale non auspicabile condizione critica, infatti, gli altri paesi, scombussolati dal quadro europeo, avrebbero rapporti ancora più problematici con la Svizzera. Gli accordi servono insomma a tutti per “mettere le mani avanti” e consentire il mantenimento di importanti partnership commerciali e finanziarie.

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