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Svizzera: interessi negativi sui depositi bancari?

13 giugno 2012 – 09:14Nessun Commento

La sede di Berna della Banca nazionale svizzera (foto Infoinsubria)

Ci sono Stati da cui i capitali fuggono; altri invece devono cercare di evitare che ne arrivino troppi. Come per esempio la Svizzera, che in questi tempi di tempeste finanziarie ritrova in pieno il suo ruolo di paese rifugio per i capitali in cerca di sicurezza. Il fenomeno crea notevoli problemi soprattutto al settore produttivo, che a causa dell’aumento di valore del franco svizzero fa fatica a vendere i propri prodotti all’estero.

Per far fronte ad un possibile aggravamento della situazione, le autorità di Berna hanno istituito una cellula di crisi composta dai rappresentanti delle autorità politiche e monetarie, che ha il compito di studiare le possibili contromisure adatte ai differenti scenari che potrebbero presentarsi.

Finora la Banca nazionale svizzera è riuscita a difendere il livello Fr. 1,20 per un euro. Dal punto di vista strettamente tecnico, visto che la banca nazionale ha la facoltà di stampare i franchi necessari a comperare qualsiasi somma di euro le venga offerta, questa strategia può venir portata avanti per un tempo indefinito. In questo modo viene però gonfiata la massa monetaria, con i relativi pericoli inflazionistici. Ma attualmente l’inflazione sembra il problema minore.

Le altre misure allo studio sono coperte dal più stretto riserbo. Ma guardando a quanto è stato fatto in passato, non è difficile immaginare quali potrebbero essere. Quando all’inizio degli anni ’70 vennero abolite le parità valutarie fisse, la Svizzera venne investita da una marea di capitali in cerca di sicurezza. Per cercare di porvi argine, vennero adottate una serie di misure, come per esempio l’obbligo di annunciare le transazioni di capitale, in modo da poter proibire i movimenti speculativi. Il risultato fu che le transazioni vennero effettuate all’estero, al di fuori dalla portata dei controlli svizzeri.

Un’altro provvedimento adottato in passato è l’introduzione di un limite all’importazione e esportazione fisica di capitali. Praticamente ciò vorrebbe dire che anche le guardie di confine svizzere comincerebbero a chiedere a chi passa la frontiera quanto ha nel borsellino, come fanno già le guardie di finanza italiane.

Il provvedimento più incisivo, anche per le sue possibili conseguenze controproducenti per la piazza finanziaria, sarebbe il prelievo di un interesse negativo sui depositi stranieri. Negli scorsi giorni le voci sulla possibile introduzione di un interesse negativo ha contribuito a far brevemente risalire le quotazioni dell’euro. Le maggiori banche hanno già programmato i loro sistemi informatici in vista di questa eventualità.

Ma anche questo provvedimento è aggirabile. Negli anni ’70 l’introduzione dell’interesse negativo provocò un’impennata della domanda di banconote di alto taglio: il denaro contante era infatti immune da prelievi. Un’altra scappatoia osservata in passato è stato l’investimento dei capitali stranieri nell’immobiliare, un fenomeno comunque già in corso anche ora.

L’efficacia di questi provvedimenti in passato non è stata molto incisiva. Quando si viene a sapere che fra i provvedimenti d’emergenza previsti nei paesi che si trovano in difficoltà c’è anche la messa fuori uso dei bancomat e l’introduzione di un limite ai prelievi in banca, la tentazione di mettere al sicuro i propri risparmi si fa impellente, e non sarà certo una piccola perdita sul capitale a far cambiare idea a chi vuole portare i soldi in Svizzera. Tanto più che in passato le perdite sono sempre state compensate dai guadagni valutari.

Quanto alle conseguenze negative per la Svizzera di questo afflusso di capitali, bisogna dire che in passato si sono sempre rivelate inferiori alle previsioni più catastrofiche. Al contrario l’alto costo del franco ha costretto l’industria svizzera ad aumentare la produttività, e a concentrare la produzione su prodotti ad alto valore aggiunto, meno sensibile alle variazioni di prezzo. Naturalmente il processo di adattamento implica anche dei sacrifici, e inevitabilmente lascia dietro di sè qualche vittima.

MA

 

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