Cassano e i gay: omofobia o no?
Non si placano le polemiche per le frasi di Antonio Cassano sulla presunta presenza di omosessuali fra i giocatori Azzurri. Le esternazioni hanno suscitato un vespaio, tanto che il calciatore ha dovuto chiedere scusa e spiegare la sua posizione sull’argomento. A scatenare la curiosità dei giornalisti alcune dichiarazioni di Alessandro Cecchi Paone, che avrebbe segnalato come, fra gli Azzurri, ci sarebbero tre giocatori gay. Il dibattito riconduce, ancora una volta, a riflettere sulla diffusione dell’omofobia in Italia e alla mancanza di una legislazione che lotti contro questo fenomeno.
La nazionale continua a far parlare di sé e non solo per le prestazioni sportive. Dopo lo scandalo scommesse è Antonio Cassano ad attirare l’attenzione mediatica e suscitare clamore. Lunedì, nel corso di una conferenza stampa, ha risposto ad una provocazione di un giornalista con le prime parole che gli passavano per la testa su una questione per la quale avrebbe dovuto utilizzare tatto e sensibilità. “Ci sono froci in squadra? Se penso a quello che dico, chissà che cosa vien fuori. Sono froci? Problemi loro, me la sbrigo così, sennò mi attaccano da tutte le parti. Son froci, se la vedessero loro. Mi auguro che non ci siano veramente in Nazionale”.
Una frase detta d’impulso, con la convinzione di evitare le polemiche, esternando i suoi veri pensieri a riguardo (ne è prova quel “me la sbrigo così, sennò mi attaccano da tutte le parti”). Cassano penserebbe quindi anche di peggio? La sua frase lo lascerebbe intuire. Ma chi o cosa hanno suggerito al giornalista di chiedere l’opinione dell’attaccante sulla questione? Una dichiarazione di Alessandro Cecchi Paone, il quale avrebbe svelato come all’interno della rosa dei giocatori ci sarebbero tre giocatori gay. Dopo le dichiarazioni di Cassano il putiferio: diverse associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali hanno gridato allo scandalo, accusando il giocatore di omofobia ed esigendo delle pubbliche scuse.
In serata Cassano ha rilasciato all’Ansa la seguente dichiarazione: “Mi dispiace sinceramente che le mie dichiarazioni abbiano acceso polemiche e proteste fra le associazioni gay: l’omofobia è un sentimento che non mi appartiene, non volevo offendere nessuno e non voglio assolutamente mettere in discussione la libertà sessuale delle persone. Ho solo detto che è un problema che non mi riguarda e non mi permetto di esprimere giudizi sulle scelte di altri, che vanno tutte rispettate”.
Ma il vespaio suscitato non ha visto solo il calciatore sul banco degli imputati. Gli stessi giornalisti presenti in sala, come mostrano i video della conferenza stampa, hanno reagito all’uscita di Cassano con ilarità e risate. Si tratta di un atteggiamento che una parte dell’opinione pubblica ha giudicato decisamente inappropriato. Infine Cecchi Paone che ha rilasciato quelle dichiarazioni, scatenando, di fatto, un toto-nomi sull’identità dei presunti gay. Perché lo show- man si sarebbe comportato in questo modo? Forse perché era spinto dalla convinzione che puntare, con la forza dello scandalo, i riflettori sull’omosessualità aiuti la battaglia contro l’omofobia?
L’identità dei soggetti in questione, al contrario, dovrebbe restare celata fintanto che i diretti interessati lo vogliano, perché le preferenze sessuali di chiunque sono argomenti privati e personali e, certamente, non determinano il valore, l’etica e le qualità di una persona. Ma, questa, è l’opinione di chi scrive. Purtroppo in Italia la difesa di questo diritto è ancora alla stregua della libertà di pensiero: la legislazione non aiuta. Lo hanno rimarcato i partecipanti al Gay Pride di Bologna, lo scorso 9 giugno, ricordando la figura di Daniel Zamudio, un ragazzo cileno. Quattro individui vollero “punire” il suo essere omosessuale, incidendogli una svastica sul corpo, strappandogli un pezzo di orecchio e rompendogli una gamba con dei massi. Daniel è morto il 27 marzo, dopo tre settimane di agonia: dopo la sua morte, il Cile si è mobilitato, approvando una legge contro le discriminazioni sessuali. Una legge che in Italia manca.
Santina Buscemi
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