Sviluppo economico transfrontaliero: passaporto di crescita per l’Insubria
Frontalieri e Pil vanno a braccetto. Più gira l’economia e più aumenta l’impiego di manodopera italiana in Canton Ticino. La propaganda politica si sgonfia quando a parlare sono i numeri. I numeri inequivocabili presentati ieri durante la serata-dibattito “Quale sviluppo transfrontaliero”, organizzata nel tardo pomeriggio di lunedì, 14 novembre, al Palazzo dei Congressi di Lugano.
Qui l’associazione Carlo Cattaneo ha invitato a confrontarsi economisti, studiosi e imprenditori: l’analisi è partita dalle anticipazioni su una ricerca triennale condotta dall’Ufficio di statistica cantonale: “Nella nostra area – ha spiegato il responsabile, Fabio Losa – non si può parlare di una vera e propria cooperazione, perché essa si limita soltanto alla presenza di frontalieri. I problemi riguardano la scarsa conoscenza delle potenzialità economiche del Ticino, mentre le realtà elvetico-insubriche sono bloccate dalla diffidenza del sistema che si trova in Italia”.
Eppure, nonostante la sua frammentazione e l’insufficiente rapporto con il mondo della ricerca, il Cantone sta superando brillantemente la crisi: aumentando considerevolmente il numero di aziende a tecnologia media (più 18% contro il meno 19% confederale) e alta (più 100% contro più 28%).
“Un’evoluzione – ha sottolineato Valentina Mini, responsabile dell’Osservatorio del mercato del lavoro all’università della Svizzera italiana – che comprende un aumento nel terziario, delle donne, del part time e del livello di formazione fra i lavoratori”. Lo hanno illustrato con due casi pratici Franz Bernasconi, della Precicast di Novazzano e Piero Luraschi, vicedirettore dell’Ente ospedaliero cantonale. In estrema sintesi i due hanno dichiarato come senza frontalieri le loro realtà non potrebbero esistere e portare ricchezza e qualità alla vita dei ticinesi. Antonio Franzi della Camera di commercio di Varese ha infine avanzato la proposta di migliorare la sinergia in uno degli ambiti dove l’Insubria eccelle: l’università, con sette atenei in un raggio di 30 chilometri con Varese come centro.
Uno sviluppo su base accademica che la zona transfrontaliera di Ginevra sta effettuando su larga scala. Sul lago Lemano, come ha detto il Consigliere di Stato ginevrino Carlo Lamprecht, la chiamano “agglomerazione”. “Nel 2030 saremo 1,2 milioni contro gli 800mila abitanti moderni. Dobbiamo prepararci al meglio a questo sviluppo enorme”. E in Insubria? Negli ultimi anni si è preso molto più tempo a litigare sulle poltrone e la propaganda elettorale. Basterà un presidente del Consiglio insubrico come Mario Monti (nato e cresciuto a Varese) per superare definitivamente l’ultimo triennio da “guerra fredda”?
Nicola Antonello
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