L’Italia non vuole i soldi svizzeri
Il governo italiano ha presentato a Bruxelles il suo piano di rilancio ma dei soldi svizzeri, recuperabili con un nuovo accordo sulla fiscalità con Berna, nemmeno l’ombra. E’ passata la linea intransigente di Giulio Tremonti in barba ai 15-20 miliardi di euro in ballo.
Nessun accordi fiscale in Svizzera con la Svizzera. E’ almeno quanto emerge leggendo la lettera completa che ieri i governo italiano ha inviato a Bruxelles per spiegare le strategie di rilancio della propria economia.
Licenziamenti facili, innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni ma solo a partire dal 2026, “dismissioni” di beni del patrimonio pubblico con un previsto introito di 5 miliardi. Insomma, Rima a grattato il fondo del barile riuscendo comunque a presentare ai colleghi europei un piano che può stare in piedi. Poi, come dice il neo presidente della BCE Mario Draghi, la vera sfida è implementare le misure previste.
Ma di un accordo fiscale con la Svizzera che solo nei prossimi tre anni avrebbe potuto fruttare, a seconda delle stime, fra i 20 e i 25 miliardi di euro, nemmeno una parola. L’impressione, è che sia passata la linea intransigente di Giulio Tremonti: “dalla Confederazione vogliamo o tutto o nulla”! Il “tutto” sta per totale trasparenza con relativo scambio automatico delle informazioni sui conti detenuti dagli italiani in Svizzera. Una trasparenza che la Svizzera, forte anche dei recenti accordi raggiunti con Gran Bretagna e Germania, non sarà mai disposta a concedere. Ne andrebbe del segreto bancario.
A questo punto, fra i due paesi, la questione rimane immutata. Se è vero che nelle banche svizzere i miliardi nascosti dagli italiani sono tanti, di tutti questi soldi, l’Italia, per il momento non recupera nemmeno un euro.
Mario Besani
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