Ticino: imminente la decisione sui ristorni
Entro la fine del mese il Canton Ticino dovrebbe versare all’Italia il 38.8% delle imposte alla fonte prelevate lo scorso anno ai frontalieri. Non è però detto che il versamento verrà effettuato. La somma, pari a circa 54 milioni di franchi, potrebbe venir depositata su di un conto vincolato, in attesa di una decisione di Roma sul cancellamento della Svizzera dalla black list dei paesi a fiscalità privilegiata.
Prima di decidere il Governo cantonale attende la risposta del Consiglio federale all’iniziativa parlamentare accolta all’unanimità dal Parlamento ticinese che chiede di sospendere il versamento dei ristorni “affinché cessino le intimidazioni del governo italiano nei confronti del Ticino e a favore di nuove costruttive negoziazioni”. Dalle dichiarazioni rilasciate finora, sembra che il Governo ticinese sembra deciso a seguire le proposte dell’iniziativa parlamentare e a non procedere al versamento.
Lo aveva ribadito a Como la scorsa settimana, in occasione dell’Assemblea della Regio Insubrica, il capo del Dipartimento del territorio Marco Borradori, precisando che il Ticino non vuole sottrarsi ai suoi impegni. La sospensione dei pagamenti dovrebbe servire da mezzo di pressione per segnalare all’Italia l’urgenza di rivedere gli accordi sulla doppia imposizione del 1974 ed eliminare gli ostacoli per le aziende svizzere che operano sul mercato italiano.
Berna, pur auspicando l’apertura di nuove trattative con l’Italia, si è già ripetutamente espressa per il rispetto delle clausole degli accordi del 1974. In marzo, rispondendo alle interrogazioni dei deputati ticinesi a Berna Ignazio Cassis e Norman Gobbi (nel frattempo membro del governo ticinese), il governo federale aveva messo in evidenza i buoni risultati ottenuti con la strategia seguita finora, che per esempio aveva portato la Comunità europea ad intervenire presso l’Italia per spingerla ad annullare le discriminazioni subite dalle ditte svizzere in materia di appalti pubblici.
Positive anche le reazioni della capitale alla recente decisione del Parlamento italiano, che ha chiesto al Governo di far ripartire il negoziato sulla questione fiscale e di togliere la Svizzera dalla black list dei paesi a fiscalità privilegiata, dove vi figura, secondo l’opinione del governo svizzero, in modo del tutto ingiustificato. Per il rispetto degli accordi del 1974 si è espressa anche la deputazione ticinese presso il Parlamento federale, con l’eccezione del neodeputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri, subentrato a Norman Gobbi.
Nulla impedisce però al governo ticinese di disubbidire alla capitale. Le decisione è attesa per le prossime ore.
Red.
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