Ristorni: se non paga il Ticino pagherà Berna
Ha vinto la linea dura della Lega dei Ticinesi, che ignorando le manifestazioni di solidarietà dei cugini lombardi, ha ottenuto il blocco di metà dei ristorni delle tasse dei frontalieri dovuti ai comuni italiani di frontiera. “Dell’Italia non ci fidiamo,” aveva detto Giuliano Bignasca dopo il voto del Parlamento italiano che chiedeva la normalizzazione delle relazioni con la Svizzera.
E ora per ottenere la normalizzazione, il governo ticinese ha deciso a maggioranza di versare solo metà della somma dovuta all’Italia. L’altra metà sarà depositata su di un conto vincolato, fino all’apertura di negoziati con l’Italia che portino a una revisione dell’accordo sulla doppia imposizione e sull’impiego delle tasse prelevate ai frontalieri, accordo vecchio ormai di 30 anni e che va riveduto.
La linea intransigente è stata portata avanti soprattutto dai due ministri leghisti Marco Borradori e Norman Gobbi, mentre la presidente del governo Laura Sadis (liberale-radicale) e il socialista Manuele Bertoli erano per il rispetto degli accordi. Chi ha fatto pendere l’ago della bilancia in favore del blocco sembra sia stato il neo eletto esponente del Partito popolare democratico Paolo Beltraminelli, che per votare ha dovuto rientrare precipitosamente dalle vacanze (che sta trascorrendo – ironia della sorte – proprio in Italia).
Dal punto di vista strettamente giuridico, per quel che riguarda i rapporti con l’Italia, la decisione del governo ticinese non ha comunque nessun rilievo. L’articolo 54 della Costituzione svizzera stabilisce lapidariamente che “gli affari esteri competono alla Confederazione.” Controparte del trattato con l’Italia che definisce quanto debba venir versato è la Confederazione. Il governo federale ha già ripetutamente segnalato che, pur condividendo le richieste ticinesi, intende rispettare gli accordi in vigore fino a quando non siano stati modificati nell’ambito di normali trattative.
La decisione odierna è una decisione dura nei confronti di Roma solo dal punto di vista propagandistico . Servirà sicuramente a soddifare la platea leghista, che potrà dire: “a ghem fai vedé chi ca sem”. Dal punto di vista giuridico la decisione pone il Ticino in conflitto non con l’italia, ma con Berna. Infatti nei prossimo giorni la ministra delle finanze ticinese Laura Sadis dovrà incontrarsi con l’omologa federale Eveline Widmer-Schlumpf per definire come procedere.
Paolo Beltraminelli intanto sembra sia tornato in Sardegna per terminare le vacanze. Speriamo che possa riposarsi in pace, senza essere importunato da un arresto da parte della Guardia di finanza per violazione di trattato internazionale.
Mario Besani
Articoli correlati:
- Ticino: nessun blocco dei ristorni!
- Blocco dei ristorni: il Ticino decide oggi
- Ristorni frontalieri: verso lo sblocco del soldi trattenuti in Ticino
- Ristorni frontalieri: Berna chiede al Ticino lo sblocco dei soldi
- Ristorni: se non li paga il Ticino, li pagherà Berna
- Blocco dei ristorni: abuso di autorità?
- Ristorni: le reazioni dei comuni di frontiera
- Ticino: imminente la decisione sui ristorni
- Il Ticino non ha ancora deciso se versare i ristorni
- Lista nera e ristorni: per Berna i temi non sono collegati














[...] ministero pubblico di Lugano ha avviato accertamenti per verificare se la decisione del governo di Bellinzona di bloccare il 50% dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri prefiguri il reato di abuso di [...]
[...] I Comuni di frontiera italiani si sentono come delle pedine di una disputa fra Stati per la quale non hanno nessuna responsabilità: è questa l’impressione data dall’assemblea dell’Associazione dei Comuni di frontiera con la Svizzera, dedicata al parziale blocco dei ristorni da parte del Canton Ticino. [...]