Lista nera e ristorni: per Berna i temi non sono collegati
Per i parlamentari ticinesi Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) e Ignazio Cassis (Partito liberale radicale), sarebbe il caso di far pressione sull’Italia per ottenere la rimozione della Svizzera dalla lista nera dei paesi a fiscalità privilegiata, eventualmente rimettendo in discussione i ristorni dell’imposta alla fonte prelevata dai salari dei frontalieri.
Ma il governo federale non ritiene che sia opportuno collegare i due temi. Riguardo all’ammontare dei ristorni, di cui il consigliere nazionale Norman Gobbi chiedeva una riduzione, la responsabile del Dipartimento federale delle finanze Eveline Widmer Schlumpf ha risposto che il tema non va affrontato isolatamente, ma nell’ambito della revisione globale del trattato sulla doppia imposizione fra la Svizzera e l’Italia del 1974.
In merito ai passi intrapresi contro la presenza della Svizzera sulla black list dei paradisi fiscali italiana, Eveline Widmer-Schlupf ha spiegato che Berna è intervenuta in merito presso la Commissione europea, che ha a sua volta contattato l’Italia. Secondo il governo federale, la presenza della Svizzera non si giustifica e costituisce una violazione dei trattati bilaterali. La diplomazia insomma si starebbe muovendo, ma “purtroppo” un risultato non sembra imminente.
In un comunicato, il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi, sottolineando la propria insoddisfazione per la risposta del governo, chiede “il blocco immediato dei rimborsi sui frontalieri all’Italia, impostando una verifica nei Comuni di frontiera sui dati e sulla reale residenza dei frontalieri in quei Comuni, e restando in attesa che l’Italia tolga la Svizzera dalla sua blacklist”.
Red.
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