Accuse di Tremonti: Lugano non ci sta
“A Lugano ci sono più società delle Cayman che alle Cayman stesse”. In questi termini si era espresso ieri il ministro delle finanze italiano con i partner europei nel corso del vertice Ecofin. Un’accusa contro la piazza finanziaria ticinese che non è evidentemente piaciuta al Municipio di Lugano. L’esecutivo della città sul Ceresio ha chiesto un’immediata e decisa reazione da parte di Berna.Le reazioni da parte del municipio di Lugano non si sono fatte attendere. Dopo le parole di ieri all’Ecofin da parte del ministro GiulioTremonti, che accusava la città sul Ceresio di ospitare più società delle Cayman di quante ne esistano alle Cayman stesse, l’esecutivo cittadino ha risposto stizzito a quello che ritiene un attacco frontale e fortemente scorretto contro la città e la sua immagine.
L’esecutivo luganese, ha poi espresso la sua delusione per la totale mancanza di reazione alle parole di Tremonti da parte del governo svizzero. “La reazione avrebbe dovuto essere più ferma, almeno dello stesso tenore di quella assunta nel corso del 2009 nei confronti del ministro tedesco Peter Steinbrück,” ha scritto in un comunicato il municipio. Lugano non starà comunque con le mani in mano. Nei prossimi giorni invierà una comunicazione al governo del Canton Ticino, al governo federale e all’ambasciata d’Italia a Berna.
L’Unione europea smentisce il ministro
In buona sostanza, il ministro dell’ economia italiano ritiene che la Svizzera e con essa anche la piazza finanziaria di Lugano, continui a violare le regole del 2003 sulla tassazione del risparmio di cittadini esteri che hanno i loro capitali nelle banche della Confederazione. Anzi, quelle regole, sempre secondo quanto ha detto Tremonti, sono state scritte dalla Svizzera stessa per favorire i propri interessi. Lo scandalo, ha detto ancora Tremonti, risiede nel fatto che non esistono sanzioni per obbligare i paesi firmatari ad attendersi a quanto convenuto. A Bruxelles, le affermazioni del ministro italiano sono state tempestivamente smentite. Secondo il portavoce del commissario europeo, le regole sulla cosiddetta “Euroritenuta” non sono state assolutamente influenzate dalla Svizzera.
In effetti le norme invise a Tremonti, come per esempio la mancanza di sanzioni, all’interno dell’Unione europea non sono sostenute dalla Svizzera (che nell’Ue non ha voce in capitolo), ma dai paesi Ue che propongono norme di riservatezza in materia finanziaria pari se non superiori a quelle della Svizzera. Si tratta di Austria, Lussemburgo e soprattutto Gran Bretagna, preoccupata di non pregiudicare l’attrattività di certi suoi strumenti societari che offrono un alto grado di protezione dagli occhi del fisco.
Mario Besani
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