San Giuseppe: tutti a far la spesa in Italia
Sembra proprio che sabato, giorno di San Giuseppe e in Ticino giornata festiva, i negozi rimarranno chiusi. Lo ha decretato il Tribunale amministrativo cantonale, concedendo al ricorso contro l’apertura l’effetto sospensivo.
Si tratta di un vero e proprio tormentone: inizialmente il Dipartimento ticinese delle finanze e dell’economia aveva respinto la richiesta dei commercianti di tener aperti i negozi, basandosi sulle norme riguardanti l’obbligo di chiusura festiva dei negozi confermate dalle sentenze del Tribunale federale.
Una decisione presa comunque a malincuore, in quanto, come affermato in un successivo comunicato: “se vi fosse stata una sufficiente base legale, il Dipartimento avrebbe preferito poter autorizzare l’apertura durante un giorno festivo aggiuntivo, consentendo così a questo importante settore dell’ economia di incrementare le entrate.”
A sorpresa il governo aveva poi ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso presentato da Federcommercianti. Ora il Tribunale amministrativo, chiamato ad esprimersi su di un nuovo ricorso, questa volta contro l’apertura, presentato dal sindacato Unia e da alcuni privati, ha concesso al ricorso l’effetto sospensivo. Difficilmente fino a sabato ci sarà una decisione del giudice in merito, e quindi in Ticino i negozi rimarranno chiusi.
Saranno sicuramente soddisfatti i sindacati, che si oppongono tenacemente alla deregolamentazione del settore della vendita, confortati dai risultati delle molte votazioni sul tema degli orari di apertura dei negozi tenutesi negli ultimi anni in vari Cantoni e città svizzere. I grandi distributori, confrontati con la concorrenza dei centri commerciali italiani, auspicherebbero invece una maggiore flessibilità. Nonostante gli effetti negativi causato dal franco forte, alcuni prodotti rimangono infatti concorrenziali, e permetterebbero di attirare in Ticino anche clientela italiana. Secondo la Federcommercio, la chiusura dei negozi di sabato farà perdere ai commercianti ticinesi entrate per una decina di milioni di franchi.
Dal canto suo il Dipartimento dell’economia, regolarmente chiamato ad esprimersi su richieste di deroghe e relative opposizioni, auspicherebbe una regolamentazione più chiara e garante del principio di certezza del diritto su di una materia che in un territorio di confine come quello ticinese è destinata a rimanere all’ordine del giorno.
Red.
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