Il declino di Como
In 15 anni la provincia di Como ha perso ben 20 posizioni nella classifica della ricchezza basata sul reddito pro-capite. Rispetto a Milano, che con un reddito pro-capite di 36’530 euro mantiene la sua posizione di testa, i comaschi guadagnano ben 10’000 euro in meno, avvicinandosi, con 26’702 euro alla media nazionale. Per confronto: il reddito pro-capite del Canton Ticino è di 32’000 euro.
Sono le conclusioni dello studio dell’associazione delle Camere di commercio italiane e dell’Istituto Tagliacarne presentati a Firenze in occasione della 132esima Assemblea dei presidenti delle Camere. Dopo Milano, nella graduatoria delle province più ricche d’Italia figurano Bolzano, Bologna, Aosta e Roma. Como è precipitata al 46esimo posto, mentre Varese, con un reddito pro-capite di 28’243 euro è l’unica provincia dell’Insubria a migliorare la propria posizione, avanzando dal 29esimo al 28 esimo posto. Lecco ha pure perso posizioni (-10), e ora precede Varese solo di una posizione. Novara ha perso 12 posizioni mentre Verbano-Cusio-Ossola in 15 anni è scesa dal 60esimo al 64 esimo posto.
Il declino di Como viene fatto risalire soprattutto alla grave crisi del settore tessile. Anche Biella, che pure è una regione a vocazione industriale, soprattutto indirizzata al tessile, ha perso notevolmente terreno. Un forte incremento viene registrato dalla provincia di Rimini, che è riuscita ad avanzare investendo sopratutto nel settore turistico.
Secondo il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, la capacità di ritrovare la strada della competitività dipenderà dal rafforzamento di un contesto favorevole a fare impresa. “Una nostra indagine – ancora parziale – sugli adempimenti amministrativi a livello locale che riguardano le imprese, mostra che esistono oltre 5.000 procedure, tutte diverse tra loro,” ha rilevato Dardanello. “Qualunque tentativo di semplificare una realtà come questa è evidentemente destinato a fallire, se prima non si provvede a ridurre, coordinare e standardizzare le norme che regolano una stessa materia.”
Le speranze di ripresa sono riposte nel Nord-Ovest. Gli scenari elaborati da Unioncamere mostrano che la macchina dell’economia sembra destinata a procedere a passo più spedito in queste regioni, portando la macro area a incrementare il Pil dell’1,6%, contro una media nazionale prevista dell’1,3%.
Le regioni del Nord-Ovest dovrebbero registrare le performance migliori, tallonate a brevissima distanza da quelle del Nord-Est (+1,5%). Alle spalle della Lombardia, che dovrebbe “svettare” con un +1,8%, l’Emilia Romagna con l’+1,6%. Quindi, a pari merito, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, dove il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere dell’1,5% nel 2011.
A spingere verso l’uscita dalla crisi sono soprattutto le esportazioni, che, dopo il sensibile recupero atteso per quest’anno (+7,3% il dato stimato per il 2010), dovrebbero proseguire la loro corsa nel 2011, mantenendo un ritmo di crescita ancora consistente (+5,2%). Le attese migliori si confermano quelle del Nord-Ovest (+6,1%), seguite da quelle del Nord-Est (+5,7%). Più debole la dinamica, invece, del Centro (+3,8%) e del Sud (+2,6%).
Sarà la Lombardia a proseguire e irrobustire il percorso di recupero delle sue esportazioni rispetto al 2010: +7% l’aumento atteso nel 2011 dopo il 4,2% con il quale dovrebbe chiudersi il 2010. Alle spalle di questa regione e su valori superiori alla media nazionale si dovrebbero posizionare il Veneto (+6,3%), l’Emilia Romagna (+5,9%), la Calabria (+5,4%). Molise (0%) e Valle d’Aosta (+0,5%) mostreranno invece una sostanziale staticità.
Red./Comunicato
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