La Supsi, una realtà universitaria insubrica
La SUPSI, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, è una realtà formativa sempre più importante. Le offerte di corsi basi, di corsi di specializzazione sono costantemente in crescita, cosi come il numero di studenti e di docenti.
Dal 2004 al 2009 i settori d’attività sono passati da 5 a 9, i corsi Bachelor da 9 a 22, i corsi Master da 0 a 11, gli studenti da 1.090 a 2.755, i corsi di formazione continua da 138 a 415, il volume dei progetti di ricerca da 11,7 milioni di franchi a 19,2 milioni, il volume delle prestazioni di servizio da 2,2 a 4,5 milioni di franchi, il numero dei collaboratori a contratto da 418 a 652.
Si tratta di una scuola sempre più radicata sul territorio e che risponde perfettamente alle nuove esigenze formative di chi ha già alle spalle un percorso formativo professionale o un apprendistato. La SUPSI conta otto sedi ripartite fra il campus di Lugano-Trevano (Canobbio), le tre sedi contigue di Manno, la sede di Locarno e altre 5 sedi distaccate a Lugano-Besso, Stabio, Verscio, Briga (Vallese) e Landquart (Grigioni).
Alla scuola ticinese, guardano con sempre più interesse anche molti studenti dell’Insubria e le stesse istituzioni politiche e scolastiche lombarde. Nel 2009 gli studenti provenienti dall’Italia era il 18% del totale, dopo gli svizzeri il gruppo più importante.
Non a caso, il 17 maggio scorso, si è tenuto un importante incontro tra USI/SUPSI con la Provincia di Varese, proprio per discutere il miglioramento dei rapporti e della collaborazione fra la provincia lombarda e il Ticino. Se le istituzioni avvertono il bisogno di incontrarsi, le contaminazioni fra le due realtà, a livello pratico, esistono già da molto tempo. Per gli studenti la realtà della frontiera rappresenta un aspetto assolutamente secondario (vedi intervista con Gioele Di Stefano). Molto più importante l’offerta formativa e le considerazioni logistiche. Una offerta che in molti campi è considerata di pari livello a quanto offerto in centri come Milano.
Vito Robbiani
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