CS: tradisce i correntisti francesi
Se Ubs continua a fare il muso duro con l’autorità fiscale statunitense, Credit suisse, (CS) starebbe invece cedendo alle pressioni del governo francese. Infatti, nel timore di ritorsioni da parte di Parigi,la seconda banca svizzera ha accettato, secondo diverse fonti di stampa, di rivelare al fisco francese l’identità dei propri correntisti che hanno titoli di borsa francesi.
Con questa mossa,Credit Suisse (CS) cerca di evitare problemi con il fisco francese dopo la firma della convenzione fiscale firmata da Parigi e Berna lo scorso 11 giugno. Con una lettera datata 24 giugno, Credit Suisse ha comunicato ai propri clienti che l’Autorità dei mercati finanziari è ora “autorizzata a richiedere la comunicazione dell’identità di tutti gli investititori che hanno in portafoglio titoli francesi”. E se qualcuno rifiutasse? Per il giornale svizzero Le Temps ,CS venderà d’autorità, in mancanza di risposte dagli interessati, le azioni francesi “al prezzo del giorno”.
La notizia è importante per capire come potrebbe finire l’altro braccio di ferro, quello fra Ubs e il fisco americano. Lo scorso febbraio Washington aveva ottenuto da Ubs 780 milioni di dollari e l’impegno a ottenere l’identità dei titolari americani di conti presso la banca svizzera. Il sospetto, o la quasi certezza della giustizia americana, era che in quei conti fossero finiti milioni di dollari sottratti al fisco americano. Ubs, in realtà, ha accettato di togliere il velo a 250 nomi di propri clienti. Solo una piccola parte dei 52mila ‘inseguiti’ dalla giustizia americana. Ecco che la decisione sui clienti francesi di Credit Suisse rischia di diventare un precedente preoccupante per gli americani con interessi custoditi gelosamente, fin qui, da Ubs. La banca svizzera finora ha tenuto duro: se traballa il segreto bancario in Svizzera, scricchiola uno dei pilastri del successo del sistema. E per di più in un periodo già difficile: i conti del 2008 registrano un rosso da 13 miliardi di euro. Colpa della crisi, certo, ma la divulgazione di dati dei propri clienti sarebbe un brutto colpo.
Per ora, dice Liberation, Ubs “incoraggia i propri clienti americani a consultare i propri fiscalisti” per mettersi in regola con la legge americana. Ma il giornale svizzero Sonntag rivela: Ubs sarebbe pronta a aprire un’altra volta il portafoglio, al processo in agenda a Miami, per chiudere la vicenda. Con un assegno da 3, forse 4,5 miliardi di dollari.
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