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Tutte le imposte delle “lucciole”

13 ottobre 2008 – 19:22Nessun Commento

Nel Canton Ticino, le prostitute regolari hanno diritto a tutti i servizi dello Stato. Evidentemente, pagano anche le tasse. Un modo, per riconoscere il loro lavoro garantendo anche una certa protezione.

Nel 2006 le prostitute in regola con il permesso di lavoro pagavano circa 12’000 franchi di imposte l’anno ciascuna. Tassazione d’ufficio, cioè stabilita forfettariamentre, sulla base di un reddito imponibile stimato in 70’000 franchi l’anno di incasso di una professionista del sesso. Nel 2007 lo Stato ha ridotto le sue pretese: 50’000 franchi di reddito imponibile (sempre stimato dalla Divisione delle contribuzioni) e circa 7’000 franchi di imposte suddivise tra cantonali, comunali e federali. Da quest’anno altro cambiamento, niente forfait, nessuna tassazione d’ufficio sui redditi presunti: le prostitute in regola con i permessi di lavoro presentano la dichiarazione delle imposte come tutti.

Incassi dichiarati e anche relative deduzioni per spese sostenute, compresi gli affitti delle camere nei locali a luci rosse, se documentati, i mancati guadagni per malattia o periodi di rientro all’estero, i contributi Avs e le spese dei premi delle casse malati. Stabilito l’imponibile, le imposte calcolate secondo le normali aliquote. “Con questo regime di tassazione, in vigore dallo scorso primo gennaio, abbiamo voluto dare un ulteriore segnale di equità fiscale, cioè non discriminare le prostitute, assimilandole il più possibile a qualsiasi altro contribuente che eserciti un’attività indipendente e in possesso di un regolare permesso di lavoro – spiega Roberto Baroni della Divisione delle contribuzioni -. Certo, si tratta pur sempre di una dichiarazione di imposte su un tipo di attività particolare e difficile da ‘inquadrare’ a livello fiscale, perché ad esempio soggetta ad una grande mobilità da parte delle contribuenti, che cambiano frequentemente luogo di lavoro e domicilio, sia nel resto della Svizzera o all’estero. Ma abbiamo dei parametri e l’esperienza accumulata in questi anni che ci permettono di controllare le dichiarazioni e verificarne la veridicità”.

Con il regime forfettario di pagamento delle imposte si era arrivati a circa un centinaio di prostitute ‘certificate’ dalla Divisione delle contribuzioni. Dall’inizio di quest’anno, probabilmente anche grazie alla dichiarazione ‘normalizzata’, il numero di prostitute registrate all’Ufficio imposte è arrivato a 250. Un bel passo in avanti che contribuisce a fare uscire allo scoperto le prostitute che lavorano nell’illegalità e anche far luce sui guadagni degli esercizi pubblici. “Continueremo con i controlli incrociati, attraverso l’Ispettorato, verificando i redditi delle prostitute con quelli, ad esempio, dichiarati dai proprietari dei locali a luci rosse o dei bar-albergo che affittano loro le camere. ”, conclude Baroni.

 

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