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Ticino, Eldorado dalle regole troppo rigide…?

29 agosto 2014 – 10:52Un Commento

Chiudono le aziende italiane in Ticino (foto L. Holländer)

Le 395 aziende che nei primi sei mesi dell’anno hanno chiuso i battenti in Ticino sono per circa la metà italiane, vittime, a detta de Il Giorno, delle rigide regole elvetiche alle quali gli imprenditori italiani non sarebbero stati preparati a sottostare.

Gli inviti dal Ticino alle aziende italiane sono stati molti e pure continuano perché stabilirsi in Svizzera offre numerosi vantaggi fiscali e burocratici. Le regole svizzere, però, starebbero strette agli imprenditori italiani. Così afferma oggi Il Giorno per il quale la metà delle 365 aziende che in Ticino hanno dovuto chiudere i battenti nel primo semestre di quest’anno sono appunto provenienti dall’Italia. “Molti di loro espatriano da imprenditori e dopo un anno rientrano in patria sul lastrico, costretti alla bancarotta. O perché troppo sprovveduti o al contrario perché si ritenevano troppo furbi, in entrambi i casi incappati senza via di scampo nei rigidissimi controlli elvetici.” In Ticino, in pratica, gli italiani guiderebbero “la classifica delle aziende che chiudono per insolvenza oppure vengono costrette ad abbassare la serranda perché non rispettano le rigidissime regole del fisco svizzero.”

Se infatti in Svizzera la pressione fiscale è minore, “i controlli da parte degli enti ispettivi sono sistematici. Non solo, molti imprenditori per pagare meno imposte hanno scelto di aderire al cosiddetto concordato, che consente di dichiarare prima il proprio fatturato presunto e godere di aliquote agevolate. Peccato – sostiene Il Giorno – che molti di loro tra spese di avvio, costo di affitto dei capannoni (dalle tre alle quattro volte più cari rispetto alle zone industriali italiane) e imposte locali alla fine non riescono a rispettare il budget che si erano prefissati.”

Per non parlare, poi, delle “cosiddette «lacune organizzative», ovvero l’abitudine tutta italiana di sottopagare i dipendenti, non applicare i contratti nazionali e le prescrizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. In un solo anno le chiusure imposte per lacune organizzative sono lievitate da 39 a 189, quasi tutte ai danni di imprese trapiantate in Ticino, mentre i fallimenti veri propri sono stati 206.”

 

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Un Commento »

  • Mario scrive:

    L’imprenditore istruito e intelligente in Svizzera non fallisce. Il sedicente imprenditore, specialmente se straniero in Svizzera, non ha via di scampo. Una delle regole non note allo straniero imprenditore in Svizzera é che le forniture si pagano cash se non sei “conosciuto” e ci vuole almeno un anno per godere poi di buon credito e passare dunque al pagamento a 30 giorni (massimo tempo concesso escludendo patti speciali). I costi di gestione si pagano a 30 giorni massimo e i salari a fine mese (la legge permette qualche giorno in più — 3-5 gg. — solo se specificato nel contratto). Se non rispetti tali scadenze in poche settimane vieni corperto di lettere e pratiche di riscossione e perdi il “credito”. Quindi il fallimento è dietro l’angolo per chi non rispetta le scadenze: in 6 mesi si chiude.

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