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EXPO 2015: il ghiotto boccone dei padiglioni esteri

12 maggio 2014 – 21:48Nessun Commento

Era soprattutto sulla costruzione dei padiglioni esteri, del valore di 1.3 miliardi di euro, che si concentrava la cupola che gestiva appalti e corruzione sul cantiere di Expo 2015. E’ quanto confermano le carte che stanno emergendo, a quattro giorni dagli arresti. Oggi sono avvenuti i primi interrogatori dei sette accusati. Tutti ammettono qualcosa ma nessuno conferma di avere fatto parte di un gruppo criminale. Ora, il rischio è che qualche governo estero faccia un passo indietro e allora addio Expo.

Lo dicono le carte: il piatto forte del giro di corruzione e mazzette, attorno al cantiere di Expo 2015, ruotava attorno alla costruzione dei padiglioni delle decine di stati esteri che hanno aderito alla manifestazione. Insomma, la cricca guidata dal “professore” Gianstefano Frigerio, dal “Compagno G” Primo Greganti e da Luigi Grillo, aveva capito molto bene dove andare a pigliare i soldi, tanti soldi. Si valuta, infatti, che gli appalti “stranieri” valgano, complessivamente 1,3 miliardi di euro: 50 milioni il padiglione cinese, 30 quello russo. Anche quello svizzero, pur costando molto meno, rappresentava un bel boccone: una ventina di milioni di euro. L’obiettivo, secondo l’accusa, era proprio quello di «forzare» e «velocizzare» la messa in atto delle opere per costringere i Paesi esteri a utilizzare società vicine alla cupola che poi avrebbe incassato le tangenti. I ritardi accumulati in questi mesi, avrebbero convinto tutti a piegarsi al diktat della combriccola malavitosa pur di terminare in tempo per l’inaugurazione, fra un anno.

Expo sempre più a rischio

Insomma, come scrive il quotidiano on-line Linkiesta, più che una manifestazione all’insegna della cooperazione e dell’amicizia tra paesi, quello che emerge è un giro di ricatti e minacce proprio a danno degli stranieri. Nei prossimi giorni i commissari dei vari stati interessati, Svizzera compresa, saranno a Milano per fare il punto della situazione. A rischio non ci sono solo i rapporti diplomatici. Si vocifera, infatti, che qualche paese, addirittura, potrebbe fare un passo indietro. Se così fosse sarebbe una catastrofe e allora addio Expo.

MB

 

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