Abrogare l’accordo sui frontalieri: proposta una iniziativa cantonale
Vivere nella fascia di confine italiana e lavorare in Svizzera presenta una serie di vantaggi economici e fiscali che distorcono il mercato del lavoro ticinese, provocando una pressione sui salari. Per questo il Partito liberale radicale ticinese propone di indirizzare all’Assemblea federale una iniziativa cantonale con la richiesta di abrogare l’accordo sull’imposizione fiscale fiscale dei frontalieri del 1974.
Questo accordo, che risale ai tempi in cui il permesso di lavoro per frontalieri veniva concesso solo a chi abitava al massimo a 20 chilometri dal confine svizzero, prevede l’esenzione, per i pendolari, dalla dichiarazione fiscale italiana. Per compensare la perdita fiscale italiana, il Ticino versa ai comuni di frontiera il 40% degli introiti dell’imposta alla fonte. I frontalieri sono così tassati secondo l’aliquota fiscale svizzera, notevolmente inferiore a quella italiana. A questo risparmio si aggiunge quello del premio della cassa malati, visto che i frontalieri hanno la possibilità di rimanere affiliati al sistema sanitario italiano.
La proposta radicale intende eliminare queste distorsioni, e porre le basi anche per una revisione delle quote di ristorno dell’imposta alla fonte. Il PLR ritiene che l’accordo del 1974 sia superato dai tempi, e ne propone l’abrogazione. L’abolizione dell’accordo sui frontalieri potrebbe incontrare anche il favore delle autorità italiane, visto che con l’attuale sistema, il fisco italiano rinuncia a 2-300 milioni di euro di entrate.
La proposta è stata sottoscritta dal presidente del Partito liberale radicale ticinese Rocco Cattaneo, dal capogruppo Christian Vitta e dal consigliere nazionale Fulvio Pelli. Dal 1974 a oggi le condizioni quadro, soprattutto con l’entrata in vigore dei bilaterali, sono mutate radicalmente. Una ragione di più per tenerne conto nelle attuali trattative per rivedere la convenzione contro la doppia imposizione tra Svizzera e Italia.
Red.
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Peccato mi spiacerebbe molto trasferirmi in CH perché sono felice in Italia ma sono pronto a farlo con mia moglie disoccupata. Saluti!