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No dei banchieri ticinesi alla strategia del „denaro dichiarato“

29 maggio 2013 – 17:41Nessun Commento

Villa Negroni, sede dell'Associazione dei banchieri ticinesi (foto Infoinsubria)

Dure critiche dei banchieri ticinesi alle proposte del governo svizzero per adeguare la legislazione svizzera agli standard europei della lotta contro l’evasione fiscale. L’assemblea ordinaria dell’Associazione dei banchieri ticinesi (ABT), riunita oggi a Vezia (TI), ritiene che la strategia alla base delle modifiche legislative in consultazione vada completamente rivista.

L’ABT chiede al Consiglio federale di prendere atto in maniera molto realistica che la situazione in alcuni Paesi, notoriamente quelli che hanno al loro interno dei territori a statuto speciale (USA, Gran Bretagna, Cina ecc.), è ben diversa da quella descritta ufficialmente e che la Svizzera non può permettersi di adottare misure che superino gli standard internazionali. A questo scopo auspica che i servizi dell’Amministrazione federale mettano a disposizione documentazione con elementi di confronto riguardo alle realtà vigenti in piazze finanziarie concorrenti.

Una volta effettuata questa analisi si potrà stabilire con maggior precisione che cosa la Svizzera può permettersi di fare e che cosa invece dovrà essere posticipato o eliminato. In sostanza, l’ABT avrebbe auspicato che prima della redazione della strategia fossero stati fatti un’analisi della situazione attuale, un paragone con gli standard internazionali e una valutazione di costi e di competitività. I banchieri ticinesi ritengono che senza questi approfondimenti tutto il pacchetto di misure proposte debba essere rimandato al mittente.

Sostegno all’imposta liberatoria

Per il momento l’ABT continua a sostenere la ritenuta liberatoria quale via ideale che combina la regolarizzazione del passato, la fiscalizzazione dei patrimoni e la protezione della sfera privata. Tenendo conto dell’evoluzione internazionale il settore bancario sarebbe anche disposto a discutere dello scambio d’informazioni. Le banche ticinesi insistono però sul fatto che la sua introduzione debba essere preceduta dalla possibilità di regolarizzazione (amnistia, autocertificazione) per proteggere da sanzioni penali i clienti, le banche e i consulenti.

La Legge sul riciclaggio del denaro non è la giusta base legale

I banchieri ticinesi ritengono inoltre che sia arbitrario far capo alla Legge sul riciclaggio di denaro (LRD) per estendere gli obblighi di diligenza nell’accettazione del denaro dei clienti. Questi ultimi – affermano i banchieri – hanno come obiettivo primario la conformità fiscale e non la prevenzione e la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. L’ABT rifiuta quindi questo progetto per principio.

Il Consiglio federale propone un cambiamento fondamentale della LRD: attualmente la truffa si realizza con l’utilizzo di documenti falsificati o inesatti. In futuro il “riciclatore di denaro” sarà anche colui che accetta fondi che sono stati sottratti “con astuzia” dalla tassazione attraverso una semplice evasione. Se i reati gravi devono essere estesi, le caratteristiche della fattispecie penale devono essere chiare e facilmente comprensibili.

Di fronte alla complessità enorme della fiscalità di ogni singolo paese di provenienza della clientela, il rischio concreto è che tutti gli intermediari finanziari svizzeri si troveranno a svolgere la funzione di poliziotti tributari internazionali con compiti che non saranno in grado di affrontare.

Un rapporto di fiducia con la clientela

Le banche svizzere hanno un rapporto di lunga e provata fiducia con la propria clientela. Questa fiducia è stata costruita nel tempo grazie all’offerta di condizioni politiche, giuridiche, economiche e fiscali di assoluto livello. Un patto di fiducia che si basa sulla certezza del diritto e sull’approccio personale di lungo termine, dove i diritti e i doveri del cliente combaciano con quelli del banchiere.

Storicamente le banche svizzere hanno rappresentato un lido sicuro non tanto per gli evasori fiscali quanto soprattutto per quelle persone che cercavano la tranquillità politica e la sicurezza economica che non trovavano nel proprio Paese. Ogni e qualsiasi modifica del quadro giuridico e fiscale in Svizzera è sempre stata impostata in modo tale che il cliente potesse comunque salvaguardare i suoi diritti di proprietà.

Riteniamo quindi imprescindibile, se ci sarà un cambio di regime fiscale, che siano chiariti meglio e con largo anticipo i modi e i termini delle modifiche proposte. In particolare, alla clientela esistente dovrà essere garantita la possibilità di regolarizzare la propria posizione a delle condizioni accettabili.

In questo contesto andrebbe anche definita meglio la distinzione tra clientela esistente e clientela nuova, risp. tra fondi esistenti e fondi nuovi, in quanto il semplice spostamento di un cliente da una banca significa automaticamente un nuovo cliente per l’altra banca, senza per questo aggiungere nuovi fondi al sistema bancario nel suo insieme.

L’ABT ritiene quindi fondamentale che sia nei confronti della clientela svizzera sia di quella straniera si preveda esplicitamente la possibilità di regolarizzare i fondi esistenti ad una certa data attraverso un’autodichiarazione per la clientela estera e un’amnistia fiscale generalizzata per la clientela svizzera, secondo condizioni e termini non penalizzanti.

La protezione della sfera privata

Un altro elemento fondamentale che deve essere assolutamente salvaguardato riguarda la protezione della sfera privata del cliente. Le soluzioni fin qui avanzate dalla Svizzera hanno sempre messo al centro dell’interesse la protezione dei dati personali.

Sia l’Accordo di tassazione sui redditi finanziari (“Euroritenuta”) in vigore dal 2005 e tuttora funzionante, sia la soluzione “Rubik”, proposta recentemente dalla Svizzera e accettata finora da Regno Unito e Austria, contempla da una parte il prelievo d’imposte alla fonte e, dall’altra, la garanzia dell’anonimato. Si tratta di un approccio valido e pratico e che funziona sicuramente meglio rispetto a un ipotetico scambio automatico d’informazioni tra autorità fiscali.

Red./Comunicato

 

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