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Raffaele Sollecito: continuano le perplessità in Ticino

3 aprile 2013 – 15:45Nessun Commento

Il deputato di Balerna Matteo Quadranti

L’ottenimento del permesso B in Ticino da parte di Raffaele Sollecito continua a sollevare numerosi interrogativi. Questa volta a porne alcuni al Governo cantonale è il deputato di Balerna Matteo Quadranti per il quale non sarebbero chiarissime le procedure adottate dal Dipartimento delle istituzioni. Quadranti chiede, tra l’altro, come sia possibile che persone indagate all’estero non riescano ad aprire relazioni bancarie ma possano ottenere il permesso di residenza.

Che Raffaele Sollecito sia tuttora sotto processo in Italia per rispondere dell’accusa di omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nel 2007, è un dato di fatto di cui ha dato ampio risalto la stampa italiana e ticinese. Lo stesso processo già nelle prime sedi giudiziarie aveva goduto di un ampio riscontro mediatico.

E Matteo Quadranti, deputato liberale radicale ticinese pone oggi al Governo cantonale alcuni interrogativi circa la presenza di Sollecito in Ticino.

“Che il sig. Sollecito si sia trasferito in Ticino tra gennaio e marzo 2013 ottenendo assai rapidamente un permesso B è un dato di fatto ammesso anche dal capo della Sezione della popolazione, Sezione che soggiace alla vigilanza della direzione del Dipartimento delle Istituzioni, ovvero del Consigliere di Stato Norman Gobbi. A quanto pare – evidenzia Quadranti – il sig. Sollecito ha preso dimora ad Aldesago e pare abbia anche aperto una società iscritta a Registro di commercio. L’autorità cantonale ha affermato che “Il fatto che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza assolutoria di seconda istanza a favore del Sollecito, non ha ripercussioni sulla possibilità di rimanere in territorio elvetico. Contro questa persona una condanna penale cresciuta in giudicato, sebbene il reato possa essere grave, non sussiste e già solo per questo fatto un provvedimento di revoca del permesso non è sostenibile”.

Il collega deputato Caverzasio ha già di fatto posto alcune domande al proprio ministro, per il tramite del Consiglio di Stato, volte ad appurare se nella procedura di ottenimento del citato permesso B il Sig. Sollecito abbia commesso delle irregolarità, segnatamente nell’autocertificazione relativa ai procedimenti penali a suo carico, rispettivamente se la Sezione della popolazione non sia stata carente dal profilo delle verifiche. Quindi attendiamo una sollecita risposta a quell’interrogazione.

Tuttavia quell’interrogazione si sofferma sul caso specifico. Forse il problema tuttavia non è tanto o solo il sig. Raffaele Sollecito quanto il funzionamento della Sezione cantonale preposta all’esame delle domande di permessi di dimora, risp. domicilio.

Vi è infatti da chiedersi se vi sono altri casi simili e se le autorità cantonali competenti dispongano dei mezzi e delle risorse necessarie a garantire il buon svolgimento dei loro compiti. Appare ad esempio strano che delle persone indagate all’estero o in Svizzera riscontrino, oggi, notevoli problemi ad aprire o a vedersi mantenute aperte delle relazioni bancarie mentre di contro si potrebbero installare tranquillamente nel nostro Paese. Le banche sono state astrette per legge a severi controlli dei loro clienti e spesso avviene che sulla base di semplici articoli di giornali svizzeri od esteri che accennano anche solo al coinvolgimento di loro clienti magari in una fase iniziale d’inchiesta, queste rifiutino il cliente, lo segnalino alle autorità antiriciclaggio oppure chiudano la relazione bancaria. È mai possibile che una banca debba disporre dei mezzi e delle strutture per svolgere tali costanti accertamenti e lo Stato no? Tanto più che spesso e volentieri basta lanciare una ricerca in Internet per disporre di informazioni utili quantomeno a mostrare una certa cautela prima di rilasciare permessi. Forse è più semplice revocare il permesso ad uno straniero che, dopo aver lavorato nel nostro Cantone ed aver esaurito le indennità di disoccupazione cade suo malgrado in assistenza piuttosto che non rilasciarlo a chi magari ha i mezzi finanziari ma non di meno qualche pendenza penale altrove?”

Quadranti, quindi, chiede al Consiglio di Stato:

1) Se ritiene che le risorse in personale, mezzi e competenze siano sufficienti e aggiornate ad una realtà moderna nell’ambito dei controlli sul rilascio dei permessi di dimora o domicilio a stranieri?

2) Cosa intende fare per garantire meglio la paventata sicurezza, sicurezza che non è solo più poliziotti sul territorio ma anche controllo delle persone che intendono installarsi in Ticino?

3) Perché il Dipartimento delle Istituzioni non si provvede di un allacciamento ad una delle banche dati alle quali sono allacciate tutte le banche in Svizzera in esecuzione dei loro obblighi previsti dalla legislazione federale antiriciclaggio?

4) Perché il Dipartimento delle Istituzioni si limita a chiedere ai richiedenti stranieri una banale autodichiarazione che esclude procedimenti pendenti invece di imporre obbligatoriamente che venga presentata la usuale dichiarazione delle autorità estere sull’esistenza o meno di “carichi pendenti” ?

Red.

 

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