LAC: condannati gli autori degli abusi
I due imputati principali per gli abusi sul cantiere del nuovo centro culturale di Lugano (LAC) sono stati riconosciuti colpevoli di ripetuta usura e condannati a 8 mesi di detenzione sospesi con la condizionale. Si tratta del “caporale” che in Italia aveva assunto operai prelevando una “commissione” dal loro salario, e del titolare della Concrete SA.
Ufficialmente gli operai avrebbero dovuto ricevere il salario previsto dal contratto collettivo di lavoro, circa Fr. 19.- all’ora. Ma il l’intermediario condannato, un muratore, prelevava i salari dal bancomat con le carte dei dipendenti, e intascava fino al 35% della somma. Questa modalità di pagamento era nota anche al titolare della ditta, che per questo è stato condannato assieme al caporale. Entrambi i condannati sono italiani, e hanno già avuto problemi con la giustizia nel loro paese.
La corte, presieduta dalla giudice Rosa Item, ha invece prosciolto l’amministratore della ditta, un fiduciario ticinese. L’uomo sarebbe stato all’oscuro di tutto. Commentando la sentenza, la giudice Rosa Item ha sottolineato l’odiosità del reato commesso dagli imputati: “Il reato di usura è odioso e grave perché implica lo sfruttamento dello stato di bisogno di altre persone per ottenere un vantaggio personale.”
Red.
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