Valsolda: le ultime colonne
Molti non osano ancora crederci. Eppure questa è proprio la volta buona: al termine di una attesa durata 40 anni anni, e dopo innumerevoli rinvii e ritardi, la galleria Oria – Cressogno verrà aperta al traffico mercoledì, con tanto di cerimonia di inaugurazione prevista per le ore 12.00.
Ancora lo scorso inverno era stata una frana a rallentare i lavori di completamento del camino di areazione. Quest’estate l’impresa aveva interrotto i lavori a causa del mancato arrivo di alcuni pagamenti. In queste ore però gli operai sono definitivamente alle prese con gli ultimi ritocchi. Mentre i tecnici dell’Anas terminano i collaudi degli impianti e delle opere di sicurezza, gli operai avvitano gli ultimi guardrail, rifiniscono l’asfaltatura, installano la segnaletica.
I 3,4 chilometri del collegamento sono costati 120 milioni di euro. I frontalieri che ogni giorni affrontano il percorso fino a Lugano sperano ora che i ritardi e le interruzioni diventino presto un ricordo, e che l’odissea della galleria si trasformi in una leggenda da raccontare nei momenti di ozio ad ascoltatori increduli: i difficili inizi, le promesse non mantenute, le innumerevoli interruzioni dei lavori, la difficoltà di fare capire alle autorità politiche l’importanza del collegamento.
Nei comuni della Valsolda ci si ricorda ancora dell’ansia con cui si guardava ai cambiamenti di governo a Roma, perché non si era mai sicuri che i nuovi governanti si ricordassero anche di loro. E nella memoria collettiva rimarrà per sempre impresso il ricordo di quella visita a Roma degli amministratori locali, che recatisi nella capitale per sollecitare la ripresa dei lavori, hanno prima dovuto dimostrare, cartine alla mano, che la galleria si trova su territorio italiano.
Certo, prima e dopo il tunnel la viabilità non è sempre ottimale, ci sono ancora raccordi da realizzare, e dopo l’apertura ci si accorgerà della necessità di qualche nuovo intervento. Ma la tappa principale è stata raggiunta, e per gli 8000 frontalieri che ogni giorno si recano in Ticino a lavorare, lo stress, che sulla famigerata SS 340 continuava ancora fino davanti alla porta di casa, è destinato a diminuire. Porlezza e la Valsolda, da sempre più legati a Lugano che non a Como, saranno più vicini alla Svizzera.
MA
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