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Economia svizzera: rallentamento, ma nessuna recessione

18 settembre 2012 – 08:35Nessun Commento

Rallentamento per l'economia svizzera (foto ABB)

Per il 2012 gli esperti economici del governo svizzero prevedono una crescita del PIL dell’1% che salirà fino all’1,4% nel 2013. Alla luce del debole contesto economico mondiale l’andamento congiunturale sarà ancora poco dinamico e comporterà un lieve aumento della disoccupazione. Tuttavia la Svizzera dovrebbe evitare una recessione marcata.

Dopo un 1° trimestre relativamente positivo, nel 2° trimestre 2012 anche il prodotto interno lordo svizzero (PIL) ha smesso di crescere. Lo sviluppo economico è caratterizzato da un netto divario tra l’andamento tuttora positivo del mercato interno (edilizia, ambiti vicini al consumo, servizi orientati al mercato interno) e l’accresciuta pressione all’adeguamento sull’industria d’esportazione (industria e turismo). A livello interno la congiuntura è sostenuta dai tassi d’interesse ai minimi storici, dal calo dei prezzi al consumo (che incide positivamente sul reddito reale delle famiglie) e dai continui flussi migratori.

La leggera correzione al ribasso delle previsioni rispetto a quelle di giugno è dovuta in parte al giudizio più negativo sul contesto congiunturale internazionale e in parte alla recente revisione dei Conti economici nazionali: secondo i dati rivisti la crescita registrata all’inizio dell’anno è stata inferiore alle attese, abbassando così la media dell’intero 2012. Le stime per il 2013 rimangono pressoché invariate. A condizione di una graduale stabilizzazione del contesto economico-finanziario nell’eurozona, le prospettive per le esportazioni dovrebbero rasserenarsi e il motore congiunturale svizzero dovrebbe rimettersi in moto, il tutto con un tasso annuo di crescita previsto dell’1,4% (finora 1,5%).

Il rallentamento congiunturale sta però lentamente estendendosi al mercato del lavoro. Nei primi otto mesi del 2012 la disoccupazione è lievemente aumentata: dall’inizio dell’anno alla fine di agosto il tasso di disoccupazione destagionalizzato è passato dal 2,8% al 2,9%. Alla luce delle aspettative di ripresa congiunturale temporaneamente modeste, la disoccupazione potrebbe crescere ancora, in particolare nei settori economici con problemi congiunturali o strutturali (come in alcuni ambiti dell’industria d’esportazione, nel turismo, ma anche nel settore finanziario), prima che la situazione si stabilizzi nel corso del prossimo anno. In termini di medie annuali, secondo il gruppo di esperti il tasso di disoccupazione dovrebbe essere del 2,9% nel 2012 e del 3,3% nel 2013.

Congiuntura internazionale

Negli ultimi mesi i segnali di debolezza della congiuntura internazionale si sono estesi ulteriormente, soprattutto nella zona euro, in cui la crisi del debito pubblico paralizza sempre di più lo sviluppo economico. Mentre Italia, Spagna e altri Paesi continuano ad affrontare una dura recessione, ora persino gli Stati più solidi della zona euro, in particolare la Germania, iniziano a cadere in un vortice recessivo. Anche molti Paesi asiatici risentono fortemente del rallentamento del commercio mondiale.

Le prospettive congiunturali per l’anno prossimo dipendono molto dagli sviluppi della crisi del debito pubblico nella zona euro e dalle sue conseguenze. La recente decisione della Banca centrale europea (BCE) di procedere, in caso di necessità, all’acquisto illimitato sul mercato secondario di titoli pubblici dei Paesi in crisi per abbassare i loro tassi d’interesse dovrebbe aver allontanato il rischio di un peggioramento della situazione e dimostrato la volontà di arginare la crisi con qualsiasi mezzo. Tuttavia, anche se la situazione sui mercati finanziari dovesse rimanere tranquilla, per l’Eurozona sarebbe molto difficile uscire dalla crisi poiché, soprattutto nei Paesi mediterranei, le pesanti misure di consolidamento fiscale e i processi di adeguamento nel settore privato continuano a frenare la crescita.

I crescenti segnali di debolezza provenienti dalla Cina alimentano il timore che anche la superpotenza asiatica, finora la più stabile in questo contesto di crisi, possa dimostrarsi fragile. Tuttavia una marcata recessione (hard landing) è da escludersi in quanto la politica cinese ha la volontà e le risorse finanziarie necessarie per stabilizzare le banche, il mercato immobiliare e la congiuntura. Recentemente, infatti, sono stati anticipati progetti e accelerata la loro approvazione, mentre negli ultimi mesi la Banca centrale ha ripetutamente abbassato i tassi d’interesse. Negli Stati Uniti la fase di – moderata – espansione economica non sembra a rischio: nonostante il rallentamento industriale il settore edilizio e immobiliare, messo a dura prova dalla crisi, è ora in ripresa. Non soddisfatta dello sviluppo sul mercato del lavoro e del ritmo della ripresa, la Banca centrale americana ha annunciato nuove misure di stimolo all’economia. Lascerà i tassi d’interesse a livelli eccezionalmente bassi almeno fino al 2015 e continuerà l’acquisto di cartolarizzazioni di mutui per rendere più sicuro il mercato immobiliare.

Red./Comunicato

 

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