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Ticino: scontro sui salari minimi

17 agosto 2012 – 10:52Nessun Commento

Scontro fra sindacati e industriali in Ticino sull’introduzione di salari minimi in diversi settori economici dove non esiste un contratto collettivo. La misura, con lo scopo di evitare che la manodopera locale venga emarginata dal mercato del lavoro da parte della concorrenza proveniente dall’Italia, è stata richiesta dalla Commissione tripartita.

Secondo l’Associazione degli industriali ticinesi (AITI), l’introduzione di un salario minimo sia pur modesto – si parla di Fr. 2800.- al mese – potrebbe peggiorare il clima di lavoro e il salario diventare quello di riferimento per i nuovi assunti.

C’è il rischio, dice l’AITI, che qualche azienda riduca gli investimenti in Ticino, privilegiando altre sedi, e ci sono già avvisaglie in tal senso. Nel caso in cui il Governo ticinese dovesse adottare il contratto normale di lavoro, l’Associazione degli industriale interporrebbe probabilmente ricorso.

L’adozione di un contratto normale con la definizione di un salario minimo era stata suggerita dalla Commissione tripartita – la commissione di controllo sul mercato del lavoro in cui sono rappresentati i sindacati, lo Stato e gli imprenditori – in seguito alla scoperta di abusi di ordine salariale nei settore della farmaceutica, della fabbricazione di apparecchiature elettriche e della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica.

OCST: una crociata fuori luogo

Il sindacato cristiano OCST, in un comunicato diffuso oggi, deplora la presa di posizione degli industriali. Opponendosi all’introduzione di un salario minimo attraverso un contratto normale di lavoro, secondo l’OCST gli industriali si pongono a difesa di chi utilizza la libera circolazione per mantenere bassi i livelli retributivi.

“Il salario minimo di entrata proposto dalla Commissione tripartita è leggermente inferiore a 2.800 franchi mensili per tredici mensilità. Può un simile salario giustificare la crociata messa in campo dall’AITI? La risposta appare scontata,” afferma il comunicato dell’OCST.

“Da un lato si riconosce la necessità di intensificare i controlli sull’andamento del mercato del lavoro e di essere rigorosi nell’applicazione delle misure di accompagnamento alla libera circolazione. Dall’altro, quando emergono situazioni di dumping salariale ci si affretta tuttavia a metterne in dubbio la fondatezza.”

Red./Comunicato

 

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