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Traffico parassitario: urgono “disincentivi”

26 gennaio 2012 – 14:23Un Commento

La decisione di chiudere il centro del Comune di Ligornetto al traffico parassitario durante le ore di punta riporta d’attualità il tema legato alle ripercussioni che il crescente aumento del numero di veicoli ha sulle regioni del Ticino a cavallo della frontiera. Fra le soluzioni avanzate dai politici ticinesi ne figura una del parlamentare Matteo Quadranti che mira ad introdurre dei disincentivi all’uso dell’automobile. Al datore di lavoro verrebbero caricati i costi generati dal traffico frontaliere.

La proposta è contenuta in un atto parlamentare presentato solo qualche settimana fa dal parlamentare ticinese e municipale di Balerna Matteo Quadranti che evidenzia come “ci si stia adoperando soprattutto sul fronte degli incentivi e della sensibilizzazione delle aziende mentre non si sono ancora valutati possibili disincentivi.”

Fra questi propone, previa verifica della sua legalità, una soluzione fondata sul principio della causalità e cita il seguente caso teorico esplicativo: “un’azienda del Luganese assume 10 frontalieri provenienti dal Varesotto, o perché costano meno del personale indigeno o per altri motivi. Questi percorrono ciascuno ca. 80 Km al giorno per la tratta da casa al luogo di lavoro. Di questi 80 km, la metà (40 km) sono percorsi su territorio ticinese dai 10 frontalieri per un totale di 400 km al giorno. Il datore di lavoro potrebbe venir chiamato a ripagare all’ente pubblico 50 cts al km per frontaliere pari in questo caso a fr. 4′000 al mese, salvo attuare misure di carsharing, organizzare trasporti collettivi in proprio o assegnare abbonamenti arcobaleno ai frontalieri.”

Quadranti, per altro, in un precedente atto parlamentare aveva chiesto al Governo che la Confederazione pretendesse dall’Italia che il ristorno delle imposte alla fonte attualmente trattenute su un conto di Bancastato venisse utilizzato, almeno in parte, per realizzare e/o incentivare i park & ride alla frontiera, il carpooling/carsharing, la mobilità aziendale, l’incremento o la messa a disposizione di mezzi pubblici e ogni altro possibile mezzo per ridurre e/o eliminare i disagi causati dall’aumento del traffico frontaliero in forte aumento negli ultimi anni (oggi siamo a oltre 51′000 lavoratori frontalieri che giornalmente entrano in Ticino, spesso, ognuno da solo, col proprio veicolo). A questa ed alle altre richieste contenute nell’interrogazione, il Governo rispose che la questione era interessante, ma che la competenza restava comunque della Confederazione e che si sarebbe trattato di vedere l’evoluzione complessa delle trattative che si sarebbero dovute avviare tra i due Governi.

“Va riconosciuto al Governo, ma anche ai Comuni, che ci si sta muovendo nel senso di promuovere un concetto di mobilità aziendale e che qualcosa si sta facendo anche per i trasporti pubblici e l’attuazione dei Piani dei trasporti regionali. Ma va altresì detto che gli sforzi in tal senso appaiono ancora insufficienti a trasferire il traffico dalle autostrade e strade ai mezzi pubblici. Nell’ambito della mobilità aziendale – sostiene il deputato del Mendrisiotto – due opzioni paiono possibili: quella degli incentivi ma anche quella dei disincentivi. “

Da cui la sua provocatoria proposta alla quale il Consiglio di Stato è chiamato a rispondere nelle prossime settimane.

KC

 

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  • arte casa trebi
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