Franco forte: il cambio euro-franco mai inferiore a Fr. 1,20!
La Banca nazionale svizzera (BNS) ha annunciato oggi di aver fissato a 1 franco e 20 centesimi il valore minimo dell’euro alfine di evitare la costante rivalutazione della sua moneta nei confronti di quella europea. La Borsa prende quota e cala immediatamente la pressione sul franco.
In una nota diffusa stamattina la BNS dichiara che « non tollererà più un valore inferiore a 1,2 franchi per un euro nell’ambito dei mercati del cambio . La BNS intende far rispettare questo valore con tutta la determinazione necessaria ed è pronta ad eventualmente acquistare moneta in quantità illimitata.”
Ricordiamo che la Banca centrale elvetica era precedentemente intervenuta a tre riprese nel corso del mese di agosto nel tentativo di frenare la corsa del franco, penalizzante per l’esportazione nazionale.
L’attuale valore del franco è ritenuto “esagerato” da parte della BNS, e «costituisce una grave minaccia per l’economia svizzera; potrebbe essere all’origine di una deflazione». Per altro, “anche a 1,2 franchi per un euro il valore della moneta elvetica rimane ad un livello elevato» e « se le prospettive economiche ed i rischi di deflazione l’esigeranno, la Banca nazionale adotterà le necessarie misure correttrici supplementari »
L’annuncio odierno ha immediatamente comportato una stabilizzazione della moneta, attualmente cambiata a 1,2120 per un euro, contro l’1,10 di stamani alle 8. Il franco perde pure terreno nei confronti del dollaro, attualmente a 0,85.
La drastica decisione della Banca nazionale è stata accolta positivamente non solo dalla borsa (l’indice SMI dei principali titoli ha registrato subito un balzo in avanti del 4,2&) ma anche da tutti i partiti e dalla associazioni economiche. Paradossalmente, con la decisione di impegnarsi a pagare Fr. 1,20 per ogni euro che le viene offerto, il franco viene legato a doppio filo alla moneta europea. L’obiettivo che si vuole raggiungere è evidentemente quello di salvaguardare la competitività dell’economia svizzera sui mercati internazionali.
Tecnicamente la difesa di un cambio minimo è più facile che la lotta contro la svalutazione. Nel primo caso infatti l’autorità monetaria in cambio della valuta estera deve fornire la propria, che per definizione è in grado di moltiplicare a volontà. Ma la misura potrebbe rivelarsi costosa, soprattutto se l’euro non riesce a ritrovare una certa stabilità, in quanto la Banca nazionale potrebbe con il tempo trovarsi proprietaria di miliardi di euro sempre più svalutati.
Esiste inoltre un notevole rischio inflazionistico, in quanto l’acquisto di euro implica la messa in circolazione di franchi svizzeri, e quindi un aumento della quantità di moneta. All’orrizzonte ci potrebbero quindi essere forti perdite per la Banca nazionale, e una crescita del livello dei prezzi. Ma paradossalmente potrebbe proprio essere questo abbandono della strada della virtù ad aiutare l’economia svizzera a tornare in acque più tranquille.
Com./KC
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