Pontida: tanto rumore per nulla?
Umberto Bossi ha deluso più di un militante ma i tempi della rottura con Berlusconi non sono ancora maturi
Chi si aspettava che dal tradizionale raduno della Lega Nord di Pontida si consumasse la rottura fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, è rimasto deluso. Il leader del Carroccio ha solo dettato le sue condizioni per i prossimi 180 giorni. L’unico accenno a Berlusconi è stato l’allusione alle prossime elezioni nel 2013: il Cavaliere potrebbe non più essere il candidato premier del centro-destra.
Davanti a 80 mila fedelissimi riuniti sul “praticello” di Pontida, Umberto Bossi non ha osato quello che molti leghisti si aspettavano: la rottura con Silvio Berlusconi. Le due recenti batoste: alle amministrative prime e lo smacco nei referendum poi, hanno ulteriormente incrinato i rapporti dentro la maggioranza ma non a sufficienza per aprire una crisi di governo. Il Senatur -che non manca certo di fiuto politico- pur deludendo molti dei suoi militanti, ha probabilmente capito che non è questo il momento di andare a elezioni anticipate. Andare al voto in questa fase trascinerebbe tutto il centro-destra, Lega compresa, nel baratro. Meglio dunque aspettare l’autunno quando gli equilibri e forse gli umori degli elettori potrebbero cambiare. Insomma, Bossi, sembra avere deciso di prendere tempo verificando, ad esempio, se esistono i margini per istituire un governo tecnico, magari diretto da un politico “super partes”. Questo permetterebbe di stemperare lo scontro fra maggioranza uscente e opposizione riducendo i danni per chi è stato al governo in questi anni.
Il decalogo al governo
Tanto per non lasciare i suoi a bocca asciutta, il Senatur ha comunque tuonato peste e corna contro tutto e tutti, dettando agli alleati il decalogo di quanto andrà fatto nei prossimi 180 giorni.
Silvio Berlusconi e i suoi ministri (anche quelli leghisti) sono chiamati, in particolare, a dare avvio alla riforma fiscale e a quella costituzionale che prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari e un Senato federale. Bossi ha anche chiesto la riduzione dei contingenti militari impiegati all’estero, che tanto pesano sui conti dello stato, il taglio dei costi della politica, il finanziamento del trasporto pubblico locale, la risoluzione del problema delle quote latte, e soprattutto lo spostamento di alcuni ministeri al nord. Per finire, il leader della Lega ha mandato un messaggio diretto a Berlusconi: alle prossime elezioni previste nel 2013, il candidato del centro-destra non sarà necessariamente il Cavaliere. Come dire che ormai l’era di Berlusconi è tramontata.
Mario Besani
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