Home » Agenda

Orchestra della Svizzera italiana

gio 24 novembre 2011

Palazzo dei Congressi

Piazza Indipendenza 4 Lugano (TI)

Concerti d’autunno di Rete Due

LUDWIG VAN BEETHOVEN, 1770–1827, Concerto per pianoforte e orchestra, n. 4 in sol maggiore op. 58 (1806) 32’

JOHANNES BRAHMS, 1833–1897, Serenata per orchestra n. 1 in re maggiore op. 1 1 (1859) 52’

Direttore: Ion Marin

Solista: Olli Mustonen, pianoforte

Musicisti liberi o al soldo del re?

Ludwig van Beethoven è stato un autentico spartiacque nella storia della musica. E uno dei vari motivi per cui si può parlare di un “prima” e di un “dopo” Beethoven è quello legato alla condizione socioeconomica del musicista. Prima di Beethoven il musicista era un dipendente (spesso si fa il paragone con lo status del cuoco) al servizio di nobili ed ecclesiastici. La corte o la cattedrale erano quindi per un compositore l’orizzonte entro cui collocare – con ovvie limitazioni dovute al contesto – le proprie creazioni artistiche.

Dopo Beethoven il musicista si era invece trasformato in un creatore indipendente, in un artista vero alla pari dei poeti (per alcuni anche al di sopra) che dava vita alle proprie opere senza la necessità di una commissione precisa, erano anzi gli editori e gli impresari ad aspettare che il genio musicale fornisse loro del materiale su cui poter lavorare. Sin qui la teoria, dunque, che se non presentasse però delle puntuali eccezioni risulterebbe forse poco credibile. E infatti il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 di Ludwig van Beethoven così come la Serenata n. 1 in re maggiore di Johannes Brahms sono delle evidenti anomalie rispetto all’idea per cui, con e dopo Beethoven, la creazione musicale si sia completamente distaccata dalle benevolenze e dalle disponibilità dell’aristocrazia. Basti pensare che il quarto concerto beethoveniano, composto in un’età artisticamente già matura, porta comunque sul frontespizio la dedica all’Arciduca d’Austria, che di Beethoven era pure allievo di pianoforte. Un’opera sociologicamente non rivoluzionaria, quindi, ma profondamente innovativa nei contenuti: qui, per la prima volta nella storia di tutta la musica occidentale, ad iniziare un concerto è lo strumento solista e non l’orchestra che lo accompagna. Addirittura mezzo secolo dopo Beethoven il giovane Brahms si trovava – ancora e comunque – coinvolto in stretti rapporti con la nobiltà. Fu infatti nel suo triennale soggiorno presso il principato di Detmold che scrisse la prima composizione puramente orchestrale della sua carriera. E malgrado oggi ci si ricordi di Johannes Brahms per il grande contributo dato nel campo della formula sinfonica, questa sua “prima” non si trattò di una sinfonia ma bensì di una serenata. Cioè di un tipo di composizione formalmente meno vincolante che Brahms riuscì a plasmare sull’insolito arco di sei movimenti, per un risultato complessivo dolce e bucolico. Zeno Gabaglio

www.orchestradellasvizzeraitaliana.ch