Como: il primo lungolago con la moquette
Da lontano la differenza non si vede, e le foto che i turisti porteranno a casa mostreranno un bel lungolago verde. Missione compiuta dunque per il “tappeto erboso” di plastica offerto alla città di Como dal calciatore del Milan Gianluca Zambrotta.
Da necessità nasce virtù, dice il proverbio. E per la tormentata vicenda del lungolago di Como il proverbio sembra calzare a pennello. A guardare i turisti camminare su e giù sulla moquette verde con cui è stata mascherata, almeno in parte, l’incapacità di portare a termine il cantiere della diga destinata a salvare Como dalle piene del Lario, si ha l’impressione che il nuovo arredamento possa addirittura diventare una attrazione turistica.
Senza contare che la soluzione presenta anche molti vantaggi. Praticamente azzerati i costi di manutenzione, visto che l’erba di plastica non cresce. Inoltre non ha bisogno di venir annaffiata, ma rimane verde anche nei periodi di siccità: soddisfatti quindi anche i criteri del risparmio energetico e dell’uso parsimonioso delle risorse naturali.
L’inagurazione della passeggiata di erba sintetica ha però riservato toni poco lusinghieri agli amministratori della città, che sono stati accolti da bordate di fischi. Una reazione che il sindaco Stefano Bruni ha digerito male, definendo “incivili” i contestatori. Applausi invece per il terzino di Como, che si è accollato la spesa del progetto ed è riuscito a realizzarla nonostante le numerose critiche. C’era addirittura chi ha proposto “Zambotta sindaco”.
Fino al 31 ottobre a Como sarà dunque nuovamente possibile passeggiare in riva al lago. L’area risistemata si estende tra piazza Cavour e i giardini. La sistemazione verrà completata nei prossimi giorni con panchine, un’area con giochi per i bambini, pali illuminanti, cancelli per la chiusura notturna, spazi pubblicitari. È prevista anche l’organizzazione di incontri ed eventi all’aperto.
Nessuna novità sul resto del lungolago, dove i lavori per la realizzazione delle paratie anti-esondazione sono stati sospesi in attesa del completamento di nuove perizie sulle modifiche proposte per il progetto. Dopo aver rinunciato al muro che toglieva la vista del lago, si era prima optato per delle paratie mobili da alzare elettronicamente in caso di pericolo. Sembra però che questa variante si sia rivelata troppo costosa.
Dall’inizio dei lavoro nel 2008 fino ad oggi sono già stati spesi 15 milioni di euro, senza ancora arrivare ad un risultato. In settembre il cantiere dovrebbe rioprendere i lavori, ma non è ancora chiaro per fare cosa. La nuova opzione che si sta ora esaminando prevede la realizzazione di ancoraggi per delle lastre di alluminio da trasportare e posizionare sul lungolago manualmente in caso di esondazione. Si tratta in pratica di un muro smontabile, composto da 500 lastre che andranno depositate non troppo lontano. Una soluzione sulla cui opportunità non sono ancora state sciolte tutte le riserve.
Mario Besani
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