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Marrakesh: la globalizzazione del dolore

2 maggio 2011 – 08:27Nessun Commento

La tragica morte di Corrado e André ci tocca tutti. Non siamo abituati a considerarci potenziali vittime del terrorismo internazionale. Nel nostro piccolo guscio, ci siamo sempre sentiti sicuri, al riparo da qualsiasi attacco. Ma non è più così. Oggi, in tempo di globalizzazione, merci, capitali, persone, non conoscono più frontiere. Partire per qualche giorno in vacanza in Marocco ma anche in Tunisia, Egitto, ecc., è ormai una pratica comune. Purtroppo, anche il terrorismo non ha più confini: anche il terrorismo, (e l’11 settembre del 2001 ce l’ha insegnato) colpisce dove e come vuole.

Corrado e André vanno ad allungare la lunga lista di vittime innocenti che si sono trovate nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Ma liquidare la loro morte semplicemente come una barbarie perpetrata da pazzi sanguinari è riduttivo.

Saremo costretti in futuro a convivere con il rischio del terrorismo, ovunque. Inutile, come pretende qualcuno, costruire nuovi muri alle frontiere, non servirebbe a nulla.

L’unica arma contro la violenza scellerata è una nuova consapevolezza. Non si può continuare a dividere il mondo in buoni e cattivi come si è fatto finora. Bisogna avere il coraggio di denunciare e risolvere le ingiustizie che fanno nascere il terrorismo ma anche denunciare chi lo strumentalizza, lo legittima e lo finanzia. E a questo proposito anche l’Occidente  ha le sue pesanti responsabilità. Non si tratta di fare del facile pacifismo, ma piuttosto del semplice realismo.

Solo così, forse, non ci saranno più vittime innocenti come Corrado e André e come i molti altri che a New York, Madrid e Londra, in questi anni, sono caduti sotto i colpi della cieca violenza estremista.

Francesco Premoli

 

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