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Deprofundis per la Regio Insubrica?

15 giugno 2010 – 22:56Nessun Commento

L'Insubria vista dal satellite (foto Nasa)

L'Insubria vista dal satellite (foto Nasa)

Lo scudo fiscale “ter” ha indubbiamente lasciato il segno. Durante l’inverno quando fra Italia, e soprattutto Canton Ticino, infuocava la polemica sui toni con cui il ministro delle finanze italiano trattava la piazza finanziaria ticinese (la caverna di Ali Babà che andava svuotata) i rapporti italo-svizzeri, soprattutto sui confini, si sono parecchio deteriorati. Basti pensare che il Canton Ticino, per ritorsione allo scudo, aveva congelato tutti i finanziamenti Interreg, uno dei pilastri della collaborazione transfrontaliera.

Con la fine dello scudo, tutto sembrava essere ritornato nella normalità. Invece, complice anche una feroce lotta politica per imporre un nuovo segretario generale della Regio da parte della Lega Nord con la complicità dei cugini ticinesi, la debolezza del sodalizio insubrico, si è illustrata in tutta la sua evidenza. Insomma, l’impressione è che in un momento di crisi profonda, quando la Regio avrebbe dovuto fungere da collante transfrontaliero, da cinghia di trasmissione fra Svizzera e Italia, ha palesemente mancato il proprio ruolo.

Ora, le responsabilità possono essere molte: dal fatto che Roma è troppo lontana dall’Insubria e non ne capisce i problemi, ma anche dall’evidenza che le province lombarde e lo stesso Canton Ticino, raramente si sono riferiti a questo gremio come punto di riferimento, come piattaforma di confronto e d’incontro.

Insomma, oggi è lo stesso governo regionale ticinese a chiedersi se la Regio insubrica abbia ancora un senso o se i rapporti con le province di frontiera vanno sviluppati in altro modo. La domanda esce dal gruppo di lavoro costituito dal Cantone lo scorso febbraio, proprio per capire quale futuro può ancora avere la Regio. La risposata non è ancora definitiva ma non sono in pochi a parlare di “capolinea”, di fine di un’esperienza condivisa.

Lo fa sull’ edizione del 16 giugno del Giornale del Popolo, il sindaco di Lugano, Giorgio Giudici, membro del gruppo di lavoro creato dal Governo per valutare il futuro della Regio” tenere in vita la Comunità di lavoro così com’è oggi non ha senso». «Se la Comunità di lavoro non funziona – dice Giuliano Bignasca, presidente della Lega dei ticinesi – bisogna chiuderla».

Con queste premesse è difficile pensare che La Regio possa sopravvivere ancora per molto, almeno in questo forma. Una decisione sarà presa dal cantone probabilmente entro il 25 giugno data dell’assemblea della Comunità a Ponte Tresa. Speriamo comunque che prima di fare il funerale si pensino a delle alternative rapidamente attuabili, altrimenti saranno stati 15 anni buttati via. 

Red.

 

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