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I frontalieri si organizzano contro lo scudo

15 dicembre 2009 – 22:586 Commenti

Non ci stanno a passare per evasori fiscali. I frontalieri lombardi con l’aiuto dei sindacati svizzeri e italiani escono allo scoperto. Manifestazioni, petizioni e social network per difendere i propri diritti.

I malumori e le interpellanze parlamentari delle ultime settimane, qualche effetto lo hanno già sortito. I frontalieri, hanno infatti ottenuto una proroga fino al prossimo 30 aprile 2010 per regolarizzare la loro situazione. Ma la battaglia è solo cominciata e lo scudo è solo un pretesto per fare capire al paese che i 55 mila lavoratori, che ogni giorno varcano il confine con la Svizzera, non vogliono essere dimenticati e chiamati alla cassa solo quando al governo conviene.

Petizione per l’indennità disoccupazione

La proroga dei termini al 30 aprile 2009, è solo un primo risultato a cui segue ora un’altra azione promossa dai sindacati svizzeri Unia e Sgb-Uss insieme con Cgil e Uil. Ieri mattina, infatti, è partita una raccolta di firme. Una petizione che punta a due risultati.

«Chiediamo al nostro governo di garantire anche in futuro il diritto all’indennità di disoccupazione speciale per i frontalieri – dice Claudio Pozzetti della Cgil- Il fondo esistente all’Inps va utilizzato interamente per questo scopo. E prima che si esaurisca andrebbe raggiunto un accordo in sede europea per garantire tale indennità ai frontalieri rimasti senza occupazione». Ma non solo. «Ci batteremo – aggiunge il sindacalista della Cgil – affinché tutto ciò che riguarda la previdenza professionale obbligatoria dei frontalieri (il cosiddetto secondo pilastro, ndr) non venga equiparato a un investimento di capitali all’estero e conseguentemente sia escluso dall’obbligo di monitoraggio fiscale». Una mobilitazione costante, insomma. «Questi lavoratori – conclude Pozzetti – sono una fonte di ricchezza per l’Italia, anche perché il loro salario viene speso sul territorio di residenza».

Social Network

Su Facebook è nato intanto nasce il gruppo “Frontalieri: siamo lavoratori non evasori”. Si tratta di un gruppo di frontalieri del Varesotto, convinti che l’unione faccia la forza. La fondatrice del gruppo è Tiziana Barranca, una lavoratrice frontaliera che spiega così la sua idea: «Ho voluto fare questo passo per tutti quelli come me che sentono forte il disagio e la preoccupazione di vivere questo momento così confuso per poter poi rendere attenti le varie forze politiche, sulla nostra situazione” spiega Tiziana -. Noi frontalieri che ogni giorno ci rechiamo in Svizzera a lavorare stiamo vivendo momenti tutt’altro che tranquilli. Oltre a vederci considerati come evasori leggiamo di ritorsioni che la Svizzera starebbe attuando o pensando di attuare. Addirittura qualche politico svizzero ha proposto di sospendere gli accordi sulla libera circolazione delle persone. Non possiamo non chiederci: che ne sarà di noi lavoratori? Siamo circa 55000 persone che grazie ai ristorni delle imposte alla fonte portiamo ai comuni di confine una ricchezza di diversi milioni di euro, ma nessuno ci ha considerati. Allora uniamoci tutti e se saremo davvero tanti potremo far sentire la nostra voce e ricordare a chi ci governa che esistiamo!». Un’ iniziativa destinata ad avere successo.Le adesioni,in pochi giorni, sono infatti  già salite a oltre 850.Redazione/La Provincia/Varesenews



 

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6 Commenti »

  • Tiziana Barranca scrive:

    …altro che 17….ormai il gruppo Facebook “Frontalieri:siamo lavoratori non evasori” è arrivato a 850 iscritti…a testimoniara che esistiamo e vogliamo che qualcuno ci ascolti….

  • redazione scrive:

    BENISSIMO! CI TENGA INFORMATI SU COME EVOLVE LA SITUAZIONE E SEGUA ANCHE IL NOSTRO BLOG

  • Anonimo scrive:

    Numero corretto!!!!

  • Lucia scrive:

    A me questa cosa non và giù,i sacrifici che facciamo noi frontalieri lo sappiamo soltanto noi,questi s’interessano soltanto di quello che prendiamo senza calcolare che il benessere che c’è stato fino ad’oggi qui al Nord è Grazie anche al nostro contributo…ma che succederebbe se tutti i frontalieri tornassero a “lavorare” in Italia sempre se in Italia ci fosse da lavorare…non credo ci siano persone “frontalieri” con depositi mega in Svizzera, il sacrificio si fà per far star meglio la famiglia o farsi una posizione al suo paese,questo è troppo.
    Cosa possiamo fare?!

  • redazione scrive:

    Il vero problema, cara signora, è che né da una parte né dall’ altra della frontiera nessuno si è mai preoccupato di voi. Portate valore aggiunto all’ Italia e pure alla Svizzera, non avete mai chiesto nulla e non vi siete mai lamentati. Basti pensare le file le colonne che ogni giorno sopportare sulle strade. Eppure una parte delle imposte alla fonte che pagate dovrebbero servire a migliorare i collegamenti casa-lavoro. Visto qualcosa? Forse i frontalieri dovrebbero diventare un problema, una spina nel fianco, dovrebbero ogni tanto andare a tirare la marsina ai politici,insomma farsi sentire e non solo lavorare e subire zitti e buoni. Perchè poi va a finire fine arriva Tremonti che vuole tutto e se lo prende pure.

  • ANdrea scrive:

    Ciao,
    Mi chiedo se i sindacati UNIA e CGL siano disinformati o stiano cavalcando la paura della gente.

    Io e i miei colleghi abbiamo chiesto al numero verde dell’Agenzia delle Entrate:
    vi confermo quanto mi è stato communicato:

    1)Lo scudo fiscale non riguarda i frontalieri
    2)Stipendio e interessi conto corrente non sono da dichiarare perchè tassati alla fonte
    3)Conto corrente da dichiarare (rigo RW per monitoraggio fiscale) solo se supera i 10000 Euro al 31 Dicembre di ogni anno (il conto corrente è visto come “fondo finanziaro di investimento”)
    4)Secondo pilastro: trattandosi di un fondo pensionistico obbligatorio per chi lavora in Svizzera non è da dichiarare ne il capitale accumulato, ne se ritirato per investimenti di ristrutturazione, acquisto casa, etc. e neanche per la pensione
    5)Terzo pilastro: capitale da dichiarare (formulario RW)
    6)Attualmente è in trattativa il nuovo accordo tra la Svizzera e l’Italia!
    A presto

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