Contrada della Flora, per la terza volta!
La Flora vince l’edizione 2010 del Palio delle Contrade di Legnano. Lo sventolio di centinaia di fazzoletti rossoblù hanno salutato l’eccezionale prestazione del fantino Antonio Siri su Last Minute, che ha regalato alla Flora la terza vittoria consecutiva.
La giornata era iniziata alle 10 del mattino sul sagrato di Piazza S. Magno con la celebrazione della S. Messa sullo storico Carroccio, simbolo della resistenza di quel lontano 29 maggio 1176, quando gli uomini della Lega dei Comuni sconfissero l’esercito di Federico Barbarossa. E’ seguita la tradizionale investitura religiosa dei Capitani delle otto Contrade che rappresentano gli storici quartieri cittadini e la benedizione dei cavalli e dei fantini che verso sera si sarebbero sfidati per la conquista della Croce di Ariberto. Una folla esuberante e partecipe faceva presagire un pomeriggio intenso. Così è stato. Migliaia di persone su tutto il percorso cittadino, hanno fatto ali al corteo storico, composto da 1200 figuranti in costumi medioevali. L’elemento che rende unica la sfilata legnanese è la particolare attenzione riservata alla realizzazione degli abiti e degli accessori.
Un lavoro curato in ogni minimo dettaglio, frutto dell’impegno paziente ed estremamente accurato della Commissione Costumi, quest’anno particolarmente rigorosa e coadiuvata dalla sapiente consulenza di Sara Piccolo Paci, docente di storia del costume e della moda per il Polimoda di Firenze e per il Fashion Institute of Technology di New York e insegnante di Etnografia presso l’Università di Firenze, Facoltà di Architettura. I mantelli delle Castellane e le spade dei Capitani sono sicuramente gli elementi più preziosi di tutta la sfilata. Quest’anno la Contrada della Flora presentava un nuovo mantello di fattura raffinata, riproducente copia dei medaglioni marmorei del pavimento della chiesa di S.Miniato al Monte di Firenze e una nuova spada cesellata da un valente artigiano orafo della città di Legnano rifacentesi a bassorilievi del Duomo di Colonia.
Una folla entusiasta, plaudente, attenta ai particolari raccontati dalla voce che accompagnava lungo tutto il percorso e che ripercorreva la storia, le vittorie, e che narrava di capitani, di spade, di mantelli, di gran priori e gran dame, di contadini e di giocolieri, di cani, di falchi e di corvi, di vescovi e di frati, di fanti e di cavalieri, di sei buoi bianchi che trascinavano la croce della vittoria. La folla dei contradaioli, colorava gli spalti dello stadio e faceva da cornice alla pista che da due anni è in terra battuta e resa decisamente più sicura per la sicurezza dei cavalli. Canti e sventolar di fazzoletti allo sfilare della contrada del cuore, poi il solenne ingresso del carroccio al suono delle chiarine e al rullare dei tamburi. I sei buoi bianchi l’hanno trascinato fino nel centro del campo dove le lunghe lance della fanteria si sono schierate a sua difesa. Alberto da Giussano ha guidato la sua Compagnia della Morte a spada sguainata e ha spronato il suo cavallo bianco in una carica che ha esaltato la folla. In questo gesto, da sempre, si identifica la forza e il coraggio che in quel lontano 1176 i nostri antenati avevano sconfitto un nemico ben più armato e potente. Il pubblico ha gridato e applaudito.
Gli animi erano sufficientemente caldi, quando il Supremo Magistrato ha sorteggiato le due batterie. Un palio tutt’altro che scontato, dove tutti i pronostici avevano un unico comun denominatore: l’ impossibilità di prevedere il vincitore. Soprattutto quando la sorte ha assegnato una prima batteria al vetriolo: Sant’Erasmo insieme alle nemiche Legnarello (Valter Pusceddu su Batman) e S.Domenico (Gianluca Fais su Amico mio) nonché a S.Magno , una delle favorite. Ovviamente la mossa si è rivelata una delle più estenuanti degli ultimi tempi. Il mossiere Renato Bircolotti ha avuto il suo gran da fare per pretendere un corretto allineamento, tanto da minacciare una ammonizione per tutte e quattro i fantini.
Dopo cinque partenze false finalmente scattano in testa Legnarello e S. Domenico che però non hanno la forza sufficiente per reggere i quattro giri. Passano S. Erasmo e S. Magno. Una sola falsa partenza nella seconda batteria che ha visto un facile dominio del fantino rossoblu Antonio Siri davanti a S. Ambrogio. Last Minut è un purosangue dalle buone maniere, non si scompone dietro il canapo, ma appena scatta la finale, vola come il vento a guadagnare la testa e lo steccato, governato sapientemente da Antonio Siri, di soli 22 anni, ma con la stoffa di un campione, che sprona e controlla con la coda dell’occhio, le frustate inutili dei colleghi mercenari. Ha muscoli e cuore per tenere i cinque giri e per regalare alla Flora la terza vittoria consecutiva. Centinaia e centinaia di fazzoletti rossoblu hanno invaso il campo e sventolato la loro gioia e il loro pianto all’indirizzo di quel Crocione, tanto sognato e sofferto, che vacillando sulle spalle dei contradaioli più fedeli, tra grida, canti e sbandierare di vessilli ha ripreso, per la terza volta, la strada della cascina Mazzafame.
Filippo Bonzi
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