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Prestito alla Grecia: l’Italia partecipa con 5,5 miliardi

2 maggio 2010 – 07:51Nessun Commento

Basteranno? (foto Andres Rueda CC)

Gli aiuti concessi alla Grecia dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale ammonteranno a 110 miliardi di euro distribuiti sull’arco di tre anni. L’Italia partecipa con 5,5 miliardi. Per quest’anno è previsto il versamento di una prima rata di 45 miliardi. Le condizioni poste per l’aiuto internazionale sono molto severe: il programma di austerità prevede tagli alle spese statali per 30 miliardi di euro, la riduzione dei salari dei dipendenti dello Stato, il congelamento di quelli privati, la flessibilizzazione dell’impiego.

Sacrifici che suscitano forte malcontento fra la popolazione. E che potrebbero rivelarsi vani, se il fabbisogno di liquidità dello stato greco, incapace di rimborsare i prestiti contratti sul mercato, dovesse ulteriormente lievitare. Le conseguenze di un’insolvenza sarebbero catastrofiche, e non solo per le istituzioni finanziarie. Basti pensare che anche la Regione Lombardia ha investito 115 milioni di euro in titoli greci ora a rischio.

La situazione dell’Italia

La ricerca di una soluzione per la Grecia è importante per evitare che la crisi si estenda agli altri paesi fortemente indebitati del gruppo che gli insider irriverenti chiamano GIPSI, fra cui c’è anche l’Italia (GIPSI: Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia). Il debito pubblico italiano ammonta al 115 % del PIL (prodotto interno lordo), un tasso addirittura maggiore di quello greco (106 %). In cambio il deficit di bilancio dello Stato italiano raggiunge “solo” il 5% del PIL, mentre quello della Grecia tocca il 13%. A differenza di altri paesi considerati a rischio, come la Spagna o il Portogallo, in Italia il sistema bancario, rimasto saggiamente fuori dalle speculazioni finanziarie o immobiliari che hanno sconvolto la finanza mondiale, si presenta ancora solido. Inoltre solo il 43% dei titoli italiani è detenuto da investitori esteri; un’altro fattore di relativa stabilità è l’alta propensione al risparmio degli italiani. Ma anche in Italia cresce l’urgenza di affrontare il problema del debito pubblico.

Euro destinato ad indebolirsi ancora?

Grazie all’euro negli scorsi anni Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, ma anche Irlanda, hanno potuto approfittare di tassi d’interesse molto bassi. Questi capitali a buon mercato, invece di venir destinati alla modernizzazione delle strutture produttive e all’aumento della competitività internazionale, hanno portato alla crescita del debito pubblico. Molti commentatori ritengono che le misure adottate non riusciranno a risolvere la crisi (VIDEO INFOINSUBRIA). Se i provvedimenti in discussione in queste ore non dovessero rivelarsi efficaci, potrebbero acquistare credito misure molto più drastiche. Le opzioni non sono molte, e tutte comportano dei forti rischi. È per esempio ipotizzabile una politica espansionistica, con dei rischi inflazionistici difficilmente accettabili dalla Germania. Un’altro scenario è quello dell’abbandono dell’euro da parte della Germania, un passo che porterebbe ad una forte svalutazione della moneta europea e permetterebbe ai paesi in difficoltà di riequilibrare i conti grazie all’aumento delle esportazioni.

Michele Andreoli

 

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