Italia:seconda negli investimenti in Svizzera
Stabilimento industriale, Zugo
Dopo la Germania, il paese che più investe in Svizzera è l’Italia. Lo afferma il registro di commercio on-line Moneyhouse. La piazza elvetica, malgrado la crisi, non sembra dunque perdere “appeal”.Gli stranieri apprezzano la Svizzera non solo per le belle montagne o la cioccolata, scrive Moneyhaouse. La terra elvetica è fra le prime scelte per chi, dall’ estero, vuole lanciare una nuova impresa. Tra gennaio e agosto 2009 su dieci nuove società fondate in Svizzera, quattro erano infatti straniere.
Al primo posto si piazzano i tedeschi che con 1732 nuove imprese sono decisamente avanti rispetto a tutti gli altri. L’Italia, come detto, si piazza al secondo posto con 1045 nuove aziende. Terza la Francia con 774.
La scelta della Svizzera come sede per le società estere è dettata sopratutto dalla stabilità politica e monetaria, dalla certezza del diritto e dai vantaggi fiscali. Se i tedeschi si sono stabiliti in particolare a Zugo (il Cantone che a livello europeo vanta probabilmente la fiscalità più bassa in assoluto) Svitto e Nidwaldo, gli italiani hanno preferito in prima battuta il Canton Ticino. In questo caso però non è la bassa fiscalità ad attrarre gli imprenditori italiani. Il Cantone a Sud delle Alpi è fra i meno interessanti da questo punto di vista. Tuttavia, la vicinanza con la frontiera e la condivisione della stessa lingua, spinge gli italiani a fermarsi in Ticino. I francesi invece investono essenzialmente nel Canton Vallese e nel Canton Vaud che negli ultimi anni si sono dati molto da fare per attrarre gli investitori transalpini.
Dietro i tre stati europei più importanti, avanzano anche molti imprenditori di paesi “emergenti”. Portoghesi, turchi e cittadini della ex-Jugoslavia, si illustrano sempre più come imprenditori dinamici e coraggiosi. Assieme, i tre gruppi, hanno fondato oltre un migliaio di nuove imprese: quasi quanto gli italiani. Questa imprenditorialità è spiegata, secondo Moneyhouse, dal fatto che le persone provenienti da queste tre aree sono le prime a scontare la crisi. Rimasti senza lavoro, invece di restare con le mani in mano, si lanciano nella mischia tentando la fortuna come indipendenti. Un rischio che spesso è pagante.
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