Mafia sigarette:le difese all'attacco
Al processo contro la mafia delle sigarette, in corso al Tribunale penale federale di Bellinzona, gli avvocati del ticinese Franco Della Torre e di Pietro Virgilio, hanno chiesto la piena assoluzione dei loro assistiti. L’accusa non avrebbe infatti presentato prove che certifichino la loro colpevolezza.
Lo scontro in aula, tra accusa e difesa, si gioca in una zona d’ombra, lungo una sottile linea permeabile dove ciò che è lecito in Svizzera è illegale in Italia, dove alcune pratiche ritenute legali in Montenegro, sarebbero dichiarate fuori legge in Svizzera. E proprio giocando su queste ambiguità, nessuno ha mai negato di aver trasportato sigarette in Montenegro o di aver ricevuto delle commesse per il loro trasporto. Ma tutti hanno negato di aver saputo che queste sigarette venivano poi contrabbandate in Italia da Camorra e Sacra Corona Unita. Solo sospetti, illazioni, ipotesi che l’accusa non ha saputo supportare con dati certi e attendibili, hanno dichiarato gli avvocati della difesa che hanno poi cercato di delegittimare le dichiarazione dei pentiti. Dichiarazioni che, se assunte come prove credibili, permetterebbero all’accusa di fare quel collegamento necessario tra gli imputati e le organizzazioni criminali. I pentiti – ha sentenziato il difensore di Pietro Virgilio – sono come dei jukebox: cantano le canzoni che tutti vogliono sentire… sanno cioè esattamente quello che la autorità si attendono da loro e questo per ottenere importanti riduzioni di pena. Dichiarazioni inattendibili, superficiali – ha concluso la difesa – che non sono dunque utilizzabili.
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