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Giannini, l’attore che dialoga con il cinema mondiale

14 agosto 2014 – 14:20Nessun Commento

Giancarlo Giannini è certamente un grande attore, uno di quelli che dall’Italia ha saputo migrare con il suo mestiere oltre Oceano, avendo un innegabile e meritatissimo successo. Ospite del Festival del film di Locarno ha dato libero sfogo alla sua italianissima logorrea, cedendo anche alla goliardia quasi romanesca.

Giancarlo Giannini è indubbiamente l’attore contemporaneo italiano che più di ogni altro ha saputo dialogare con il cinema internazionale. Protagonista di alcune fra le migliori pellicole italiane (dalle nove girate con Lina Wertmüller, a Risi, Lattuata Avati) ed internazionali. Può vantare partecipazioni sublimi in Lili Marlene di Fassbinder, due 007, Hannibal di Ridley Scott che gli è valso il nastro d’argento, fino alla meravigliosa parte ne Il profuno del mosto selvatico di Arau.

Si è raccontato a Locarno, ospite del Festival internazionale del film, a poche ore dalla scomparsa di Robin Williams, un amico con il quale aveva collaborato per il film Toys di Barry Levinson. Fu proprio Giannini, appassionato creatore di oggetti elettronici, ad inventare e confezionare la giacca interattiva polifunzionale che l’attore indossava nel film. Ne parla con entusiasmo, Giannini: le sue invenzioni lo esaltano. Ma lui è prima di tutto un attore, uno di quelli che han studiato per esserlo, che han calcato i palcoscenici teatrali per anni, che son consapevoli di fare “un lavoro difficilissimo in cui si da tanto di se stessi”. L’importante, per un bravo attore “è saper forzare la propria natura per far sempre meglio”.

Il cinema? Beh “è la prima realtà virtuale al mondo”; lo stesso Rossellini soleva dire che “è una bella finzione”, perché la realtà è quella “che si vede al telegiornale. A cinema vedi la favola”. Ma è un cinema che non sta bene, dove tutto va troppo veloce, dove ancora non si è metabolizzato il passaggio al digitale e alle sue potenzialità: “da trent’anni a questa parte ho visto pochi film all’altezza di quelli del passato”. Perché manca fantasia, manca coraggio e “quando il coraggio lo trovi ecco che incappi in qualche rompiballe di critico che ti spara addosso.” Già i critici…”due palle. Ce l’ho con tutti quelli che dicono di essere esperti di cinema. Io, lì, a farmi criticare da chissà chi. Fuori il certificato per vedere se sei in grado di giudicare il mio lavoro, un lavoro duro e difficilissimo.”

Giannini è anche doppiatore, voce italiana di Al Pacino. “Son d’accordo con Muccino: il doppiaggio è qualcosa di mostruoso che sostituisce parte dell’attore. Io cerco di farlo al meglio e a me viene facile. L’importante è che il pubblico non senta la mia voce ma pensi sia quella dell’attore.”

Fuma Giannini, lo fa anche durante la chiacchierata con il pubblico che fissa con quegli occhi azzurrissimi sotto il ciuffo spettinato. Magistrale nel suo dire, quasi troppo, a dar lezioni invece che semplicemente raccontarsi. Un divo, ma forse ha tutto il diritto di esserlo.

KC

 

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