Il settore finanziario chiede una regolamentazione più snella
Una regolamentazione delle attività del settore finanziario è necessaria, nessuno lo nega. Ma se le norme sono inefficaci, rischiano solamente di rendere più difficile il lavoro degli operatori, senza riuscire ad evitare i problemi.
Ed è proprio questo che è successo negli ultimi anni, almeno a giudicare dagli interventi dei relatori invitati al quarto appuntamento del “tavolo della crisi” promosso dalla municipale di Lugano Giovanna Masoni per trovare risposte alla crisi in corso.
In Svizzera il compito di sorvegliare l’attività del settore finanziario spetta alla FINMA, l’autorità di vigilanza federale. Un ente il cui potere negli ultimi anni è molto aumentato, fino a riunire, come ha sottolineato il prof. Paolo Bernasconi, oltre competenze amministrative di vigilanza, anche competenze civilistiche e penali.
Un cumulo di competenze che tuttavia non è servito, per esempio, ad evitare le scorrettezze di cui si è resa colpevole UBS sul mercato americano, e le successive violazioni della legislazione americana da parte di Wegelin e delle altre banche che hanno acquisito i clienti scaricati da UBS.
Regolamentazioni inutili, inefficaci o addirittura controproducenti vanno elimate. Per quel che riguarda la FINMA si chiede soprattutto di scindere la vigilanza dall’enforcement. È necessario inoltre sburocratizzare le procedure di autorizzazione. A livello ticinese, secondo Paolo Bernasconi, sarebbe opportuno abolire la legge sugli studi fiduciari, che si è rivelata inefficace.
Le pastoie create dalle regolamentazioni inefficaci sono però un parametro con cui deve confrontarsi l’intero settore finanziario svizzero, se non addirittura globale, nel caso di regolamentazioni imposte da organi sovranazionali. Difficilmente a questi problemi potrà venir data una soluzione a partire dalla piazza finanziaria luganese.
Le debolezze strutturali specifiche del settore finanziario locale sono dovute ad una insufficiente differenziazione delle attività. L’attività prevalente in Ticino è il private banking, diretto soprattutto al mercato italiano, con ancora una prevalente presenza di fondi non fiscalizzati. È da questo vicolo cieco che si dovrà cercare una via d’uscita.
Al dibattito, moderato dal direttore generale di TiMedia Marcello Foà, hanno partecipato: Paolo Bernasconi, avvocato e docente universitario; Alessandro Bizzozero, avvocato e docente universitario, presidente di BRP Bizzozero&Partners SA, Ginevra; Alessandro Ciocca, vicepresidente dell’Associazione Svizzera dei Gestori di Patrimoni; Federico Foglia, Managing Director della Banca del Ceresio SA, Lugano; Sandro Prosperi, direttore della sede di Lugano della Deloitte SA.
MA
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