Disputa familiare all’origine della sparatoria in Vallese
Nel corso dei primi interrogatori, il trentenne che ha ucciso tre persone nel villaggio vallesano di Daillon ha affermato di aver sparato a causa di una vecchia disputa familiare. L’uomo è stato messo sotto accusa per assassinio.
Nella sparatoria sono rimaste uccise tre donne. Due uomini, fra cui lo zio dello sparatore, sono rimasti feriti. L’autore della sparatoria è stato interrogato dal procuratore del Vallese centrale, che ha richiesto la carcerazione provvisoria dell’uomo non appena le sue condizioni di salute lo permetteranno. L’uomo è rimasto ferito durante lo scontro a fuoco con gli agenti di polizia.
Dalle prime indagini è emerso che l’uomo, a beneficio di una rendita di invalidità, era in possesso di un vero e proprio arsenale, fra cui due moschetti militari in uso nell’esercito svizzero fino agli anni ’50, un fucile da caccia e parecchia munizione. Dalle testimonianze raccolte in Vallese sembra che l’uomo nutrisse una forte passione per l’esercito, andata delusa in seguito al fallimento della sua carriera militare. Dal 2005 l’uomo non aveva comunque più prestato servizio militare.
Intanto anche gli inquirenti francesi che ancora indagano sulla misteriosa strage di Chevaline, in Alta Savoia, in cui lo scorso mese di ottobre furono uccisi tre membri di una famiglia britannica e un ciclista di passaggio, hanno chiesto di poter interrogare l’uomo.
L’attenzione degli inquirenti francesi per l’autore del triplice omicidio di Daillon è dovuta al fatto che la strage di Chevaline è stata compiuta con una vecchia pistola Luger che negli anni ’30 era in dotazione agli ufficiali dell’esercito svizzero. Le relazioni familiari fra lo sparatore vallesano e le sue vittime sembra però ora avvalorare piuttosto l’ipotesi di un dramma familiare.
Red.
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