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Pasqua… con 400 milioni di uova in tavola!

7 aprile 2012 – 06:50Nessun Commento

Uova trasformate in opere d'arte (foto CC, TwoWings)

Le uova di gallina stravincono su quelle di cioccolata: durante la settimana santa finiranno sulle tavole italiane 400 milioni di uova, contro i 40 milioni di uova al cioccolato. Il successo dell’uovo gallinaceo è dovuto alle sue molteplici possibilità d’impiego: da ingrediente culinario a oggetto decorativo.

Le uova garantite senza ogm e biologiche sono le preferite dal popolo italiano, tuttora legato ad antiche tradizioni gastronomiche come gli “vovi e sparasi” in Veneto, la torta pasqualina in Liguria, la pastiera in Campania e, ancora, la scarcedda in Basilicata. Secondo una valutazione dell’associazione degli agricoltori italiani Coldiretti, gli italiani spenderanno quasi 100 milioni di euro nell’acquisto di uova di gallina da consumare direttamente o nella preparazione di primi piatti e dolci, con un risparmio notevole rispetto alla cifra spesa per quelle di cioccolato. Negli ultimi 30 anni i consumi nazionali di uova sono aumentati raggiungendo la cifra record di 13 miliardi di pezzi all’anno che significa una media di circa 218 uova a testa, quasi interamente Made in Italy.

Si rispetta quindi l’usanza che considera l’uovo come simbolo di rinascita e di buon augurio risalente al 1176, quando re Luigi VII rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo il capo dell’Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti delle sue terre, incluse un gran numero di uova, che furono poi dipinte e distribuite al popolo. Ma gesta analoghe erano già tramandate dai persiani cinquemila anni fa, dal momento che festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova portafortuna, contro pestilenze e carestie.

Le uova di gallina hanno un sistema di etichettatura obbligatorio che consente di distinguere tra l’altro la provenienza e il metodo di allevamento tramite un codice composito, il cui primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), menre la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT); seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, la sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S).

Red./Com.

 

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