La Svizzera frena l’immigrazione
Il governo svizzero ha adottato misure per frenare l’accesso al mercato del lavoro svizzero dei cittadini provenienti dagli Stati dell’Est dell’Unione europea. Il provvedimento verrà introdotto il 1° maggio 2012 e sarà valido per un anno.
I contingenti per i cittadini degli Stati dell’Ue-8, cioè Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, erano stati soppressi un’anno fa. Ora, invocando ieri la clausola di salvaguardia prevista dall’Accordo di libera circolazione delle persone (ALC), il Consiglio federale reintroduce un contingentamento dei permessi B fino a concorrenza di circa 2000 unità. Il contingentamento non concerne le persone in possesso del permesso L, ossia che soggiornano in Svizzera e ripartono entro lo scadere di 12 mesi.
In Svizzera risiedono oltre 1,1 milioni di cittadini proveniente dai paesi della Comunità europea. La loro presenza, unitamente a quella dei frontalieri, secondo il governo di Berna, contribuisce grandemente al benessere economico del Paese come alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro.
Oltre a garantire al sistema produttivo la necessaria manodopera, l’immigrazione contribuisce effettivamente a compensare l’invecchiamento della popolazione indigena, e a sostenere la domanda nel mercato immobiliare. Il fenomeno suscita però anche preoccupazione fra quei settore della popolazione svizzera direttamente confrontati alla concorrenza degli immigrati.
Soprattutto in certe regioni di frontiera, come per esempio il Ticino, dove l’afflusso di manodopera estera è particolarmente alto, il problema si manifesta in modo più marcato. Probabilmente in risposta alle istanze provenienti da queste regioni, il Consiglio federale ha deciso di adottare misure supplementari per contenere l’immigrazione in Svizzera a lungo termine.
Il Consiglio federale ha pure incaricato il Dipartimento federale dell’economia (DFE) di elaborare proposte concrete per risolvere il problema dell’inosservanza, da parte dei subappaltatori, delle prescrizioni salariali minime e delle condizioni lavorative minime. Verrà inoltre vagliata la possibilità di introdurre la notifica obbligatoria del salario dei lavoratori provenienti da tutti gli Stati dell’UE/AELS al momento dell’entrata in vista di assumere un impiego e nel quadro della procedura di notifica. Questo evidentemente per monitorare eventuali fenomeni di dumping salariale.
Si vuole infine anche prendere misure per potenziare la promozione dell’integrazione degli immigrati, coinvolgendo maggiormente le amministrazioni cantonali. Dal 2014, la promozione dell’integrazione sarà realizzata nel quadro di programmi cantonali elaborati in funzione della situazione locale e del tipo d’immigrazione.
Red.
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